venerdì 21 agosto 2020

VIOLENZE


Come rendere a parole lo stridore acuto di rimproveri urlati da una madre al figlio piccolo?

È da poco terminato il confinamento obbligatorio. Da tre giorni sto dando una mano a una parente anziana che vive in un condominio di sette piani attorniato da altri condomini. Inizia a fare caldo. Le finestre sono aperte. La vita privata diviene di dominio pubblico. Una promiscuità eccessiva.

La donna grida, isterica, contro il figlio che piange disperato senza sosta. Un pianto convulso, singhiozzi violenti per prendere fiato. Lei non smette di gridare, lo insulta, sbatte le cose, lo strattona. Lo si capisce dalle sue parole e dal pianto che si fa terrore e che prende il ritmo degli scossoni. Penso alla pandemia, agli oltre due mesi durante i quali madre e figlio sono stati costretti tra le mura domestiche senza poter nemmeno andare in cortile. A un certo punto la intravvedo, la madre, passare nel riquadro di una finestra. Avrà una trentina d'anni, sovrappeso, i capelli tinti di giallo in parte raccolti con una grossa pinza, una canottiera nera scollata, il rossetto.

Il loro balcone è ad angolo e misura all'incirca quattro metri quadrati. Un accumulo di cose, arrembate, le une sulle altre, sotto il sole.

Un mobile alto in plastica grigia con un'anta che non si chiude, un tavolino in plastica bianca ingiallita dal tempo, due sedie pieghevoli, un mocio, una scopa, due palette, un triciclo rosso con le ruote azzurre la plastica corrosa dal salino e scolorita dal sole, uno stendino pieghevole arrugginito, due bacinelle, un bidoncino verde muschio con il coperchio, alcune paia di scarpe e ciabatte, un pallone sgonfio, due scatoloni di cartone sopravvissuti alle piogge invernali chiusi con scotch da pacchi, una cuccia sdrucita, alcune piante defunte da tempo, un cocker spaniel uggiolante che chiede di entrare. Gli infissi sono scrostati, i vetri sporchi. È tutto molto triste. Una sorta di natura morta, l'istantanea di esistenze alla deriva. Eppure non siamo nella desolante periferia di una metropoli ma in una più o meno ridente città di mare. Il mare si vede. Il cielo è terso, non è oscurato e contaminato da fumi e miasmi industriali. L'orizzonte è aperto verso approdi possibili.

Penso al bambino che sta crescendo nell'appartamento qui sotto. Dunque il suo destino è già segnato e senza possibilità di riscatto? Di questa violenza, fatta non solo di colpi e di grida, siamo tutti responsabili e complici. Accettare e rassegnarci all'immiserimento della vita è la nostra colpa.

Dall'interno le urla non cessano. Ora piange sfiancata anche la madre. Una radio viene accesa e sintonizzata su un canale che trasmette musica da discoteca a volume alto.


maggio 2020

giovedì 20 agosto 2020

LA PERDITA


CRONACHE CITTADINE


LA PERDITA

NOVE PICCOLI ATTI UNICI

(documentazione fotografica disponibile)



PERSONAGGI:


L'AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO SIGNOR TRISTO

IL RESPONSABILE DELL'ACQUEDOTTO SIGNOR ALTERO DE BURBERI ALTRIMENTI DETTO IL REFERENTE 1

REFERENTE 2 (SOLAMENTE CITATO)

TECNICO 1

TECNICO 2

TECNICO 3

ULTIMO TECNICO (altrimenti detto TECNICO 4)

L'INQUILINA 1

L'INQUILINO 2

VICINA


1 ATTO

primo giorno

nel cortile condominiale una considerevole perdita proveniente dalla via pedonale sovrastante

l'Inquilina cerca di reperire telefonicamente l'Amministratore condominiale signor Tristo (invano)

l'Inquilina fa segnalazione all'azienda Acquedotto


2 ATTO

secondo giorno

si ripete quanto sopra nella misura di tre solleciti all'azienda Acquedotto, servizio segnalazione guasti e altrettanti tentativi di contatto con l'Amministratore

l'Inquilina mette tutti i proprietari degli alloggi del condominio a conoscenza di quanto sta avvenendo


3 ATTO

il terzo giorno

arrivano due tecnici – Tecnico 1 e Tecnico 2

essi tecnici valutano, fanno supposizioni, non giungono a una conclusione

torneranno

il cortile condominiale è impraticabile, si è formato un laghetto di acque putride e maleodoranti che quando raggiunge il colmo lascia colare fin sul marciapiedi pubblico - con conseguente rischio di scivolamento per i pedoni - e sulla strada carrozzabile un torrentello di provenienza fognaria - formazione di alghe - presenza di vermi.


4 ATTO

quinto giorno

domenica, si invia un messaggio vocale all'amministratore


5 ATTO

sesto giorno

l'Amministratore, signor Tristo, richiama, gli si spiega la questione

afferma di non aver trovato le chiamate perse

si riserva di contattare un suo Referente (Referente 1) presso l'acquedotto


6 ATTO

nono giorno

un tecnico dell'acquedotto, Tecnico 3, telefona all'Inquilina 1 per avvisare di tenersi a disposizione perché sta arrivando per accertare se si tratti di perdita di acque bianche, di scarico bianco o di fogna

l'Inquilina 1 si rende nuovamente disponibile

Tecnico 3 non giunge a una conclusione, promette che tornerà con strumentazione adeguata e insieme a un collega con planimetria degli allacci

dopo il sopralluogo l'Inquilina ricontatta l'Amministratore, signor Tristo, e gli chiede perché non ha preso in carico lui la faccenda

segue dialogo tra l'Inquilina 1 e l'Amministratore, signor Tristo


«Non dovevi dare il tuo numero ma il mio!»

«Lo so, ma non essendo riuscita a parlare con lei, se l'avessero contattata non avrebbe saputo di cosa si trattava, per cui, vista l'emergenza, nel frattempo ho fornito il mio recapito.»

«E hai sbagliato, quindi non lamentarti.»

«Ma quando ci siamo sentiti mi ha detto che avrebbe contattato lei l'acquedotto e preso in carico la questione...»

«No. Io ho contattato un mio referente ma in modo ufficioso, non in modo ufficiale. In Italia le cose si fanno solo in modo ufficioso se vuoi ottenere qualcosa. Per questo continuano a chiamare te. Prossima volta dagli il mio numero.»

«Ma perché non gliel'ha dato lei? E poi il suo referente lo avrà ben il suo numero. E comunque se poi non risulta ufficialmente la segnalazione, in caso di inadempienza non si ha uno storico dei fatti.»

«Ma come ragioni? Non lo capisci che ti ho detto che ho fatto in modo ufficioso? Che storico e storico... Quando saprà qualcosa mi farà sapere.»

«Ma non potrebbe intanto venire lei a dare un'occhiata alla situazione?»

«Ma cosa ci vengo a fare? A me non serve vedere. Una perdita è una perdita.»

«Come crede. Speriamo che il suo referente le faccia sapere a breve. Buongiorno.»

«Buongiorno.»


L'Inquilina 1 provvede a ripulire la zona interessata dalla perdita.



7 ATTO

tredicesimo giorno

nessuno si è fatto vedere né sentire

la situazione del cortile è insostenibile

la puzza raggiunge anche gli edifici vicini, il torrente di melma crea uno stagno davanti al garage della Vicina che con estrema educazione fa presente che la situazione inizia ad essere inaccettabile e si dichiara disponibile a sottoscrivere una denuncia

l'Inquilina 1 dedica nuovamente parecchie ore alla pulizia del cortile, del marciapiedi, della strada

l'Inquilina 1 chiama nuovamente l'Amministratore, signor Tristo, pregandolo di sollecitare presso l'acquedotto un intervento tempestivo

segue dialogo con l'Amministratore, signor Tristo


«Buongiorno signor Tristo, volevo avvisarla che qui la situazione è immutata. Lei ha notizie?»

«No»

«Potrebbe cortesemente sollecitare?»

«Se mi chiamavi prima sollecitavo. Il mio referente può darsi che è già in ferie, tra quattro giorni è Ferragosto.»

«Mi perdoni signor Tristo, ma avrei dovuto chiamarla io per ricordarle di seguire la faccenda?»

«E certo.»

«Mi scusi, ma è il suo lavoro seguire le problematiche del condominio, io ho già fatto bel oltre quanto avrei dovuto, ritengo.»

l'Amministratore GRIDANDO

«Sta' bene a sentire, tu non ti devi permettere, hai capito, ché non sei nessuno. Io è quarantesei anni che faccio questo lavoro e a me nessuno mi dice cosa devo o non devo fare. Io sono uno che gli ordini li ha sempre dati e li dà, quindi chiudiamo qui con questa faccenda e stai zitta, capito? »

«Ma...»

CLICK



8 ATTO

sempre tredicesimo giorno

l'Inquilina 1 invia un messaggio scritto all'Amministratore in cui educatamente lo diffida dal rivolgersi ulteriormente a lei con il tu e con toni aggressivi

l'Inquilina 1 riferisce il dialogo avuto con l'Amministratore alla propria padrona di casa

l'Inquilina 1 chiama nuovamente l'acquedotto e si fa dare il recapito telefonico di un responsabile

l'Inquilina 1 scopre così l'identità del Referente dell'Amministratore, tal Altero De Burberi, che si continuerà ad indicare per brevità come il Referente 1


segue dialogo con il Referente 1


«Buongiorno, La chiamo in merito a una perdita che arriva nel cortile del condominio di via XXX...»

«Sì, sì, ne sono al corrente, il signor Tristo mi ha informato.»

«Ah, è Lei il referente dell'Amministratore, bene, allora com'è la situazione? Avete capito da dove arriva la perdita?»

«Ma, veramente, no. So che sono venuti alcuni tecnici a fare dei sopralluoghi ma non ne sono venuti a capo.»

«E dunque? I prossimi passi?»

«Non saprei. Potrei trovare un quarto d'ora e fare un salto a vedere, ma le dico già che non servirà a nulla.»

«E non può fare qualcosa che invece serva?»

«E ma se la perdita arriva da privati, è competenza dell'Asl.»

«Va bene, ma a chi spetta stabilire se la perdita deriva da allacci di privati?»

«Bisognerebbe fare delle prove con dei liquidi fluorescenti ma serve la richiesta dell'Asl ai singoli proprietari degli alloggi.»

«Quindi esclude si tratti di una perdita nel tratto di competenza vostra?»

«Questo non lo posso escludere ma dovrei sentire i tecnici.»

«Visto che sono trascorse due settimane forse sarebbe il caso di sentirli e, nel caso la rottura non sia nelle tubazioni dell'azienda Acquedotto, sarebbe il caso di fare intervenire l'Asl. O sbaglio?»

«Non sbaglia ma siamo sotto Ferragosto, noi siamo sotto organico e all'Asl, l'addetto sarà sicuramente in ferie.»

«Quindi?»

«Quindi non saprei, potrei contattare un mio Referente all'Asl (Referente 2), così, in via amichevole e sentire che dice.»

«Ma non sarebbe il caso di contattare l'Asl in modo ufficiale? Perché qui a forza di contatti amichevoli e ufficiosi, alla fine di tutto quanto sta succedendo non resta traccia e i tempi diventano biblici.»

«Guardi, m'informo e faccio sapere all'Amministratore.»

«Se, cortesemente, volesse far sapere anche a noi...»

«Certo, certo.»

«La ringrazio. A risentirci allora. Buongiorno.»

«Buongiorno.»


Segue protratto silenzio da parte del Referente 1 e dell'Amministratore.



9 ATTO

L'Inquilina 1 provvede nuovamente a pulizia e bonifica della zona interessata dalle acque di scolo.

L'Inquilino 2, anch'egli esasperato, contatta nuovamente l'azienda Acquedotto.

Interviene l'Ultimo Tecnico, il Tecnico 4, che prende a cuore la faccenda e parlando con alcuni condomini del palazzo retrostante il condominio vittima della perdita, ottiene di versare del liquido fluorescente nei loro scarichi per verificare se la perdita sia imputabile a rotture nella porzione privata degli allacci alla rete fognaria. La prova dà esito positivo. Tecnico 4 spiega che quindi l'azienda Acquedotto non può fare oltre ma può procedere a riparazioni solo su richiesta dell'Asl, la quale preventivamente deve ingiungere ai proprietari degli alloggi i cui allacci sono causa della perdita di provvedere a riparare gli stessi.

Tecnico 4 suggerisce di non attendere che siano l'azienda Acquedotto o l'Amministratore a segnalare la cosa all'Asl e di provvedere direttamente con denuncia di perdita fognaria.

L'Inquilina 1, sentiti proprietari, locatari, si fa portavoce della segnalazione all'Asl.


Si attende ancora risposta


EPILOGO: Grazie a un volenteroso e disponibile inquilino del palazzo retrostante che si è fatto carico di tutto quanto, e al diligente geometra da lui contattato, il danno è stato individuato, riparato, pagato. Incluso il rifacimento di parte della pavimentazione pubblica che divide i due immobili. Amen


Considerazione di carattere generale sulla prassi dei contatti ufficiosi/amichevoli nella gestione della cosa pubblica


La prassi diffusa da parte di alcuni individui operanti in istituzioni/aziende pubbliche/private, di non procedere ad atti ufficiali ma fare riferimento ad amici/conoscenti/referenti personali determina due conseguenze.

La prima è che in caso di buon esito, accentuandosi l'immagine di individuo potente che con un colpo di telefono è riuscito a risolvere un problema, si rafforza la posizione di potere dell'individuo stesso.

La seconda è che in caso di fallimento, nulla risulterà agli atti e pertanto l'immagine ufficiale dell'individuo di potere non sarà intaccata.


Questo sistema favorisce un intreccio di interessi e favori, ostacola il ricambio nelle posizioni di responsabilità/potere, e pertanto promuove un sistema clientelare/mafioso che si autoalimenta permettendo spesso a individui professionalmente se non incapaci, inadeguatamente preparati, e comunque non limpidi, di mantenere ben saldi i propri incarichi e stipendi, a discapito della buona conduzione della cosa pubblica.


Agosto 2020


giovedì 14 maggio 2020

CORONAVIRUS - SCENE



SCENA 1 - Interno negozio - Dal ferramenta - 14 febbraio (prodromi)
Fuori dalla ferramenta del centro c'è la coda. Mi servono delle viti a stella. Aspetto il mio turno. Entro. La signora prima di me ha comprato un centinaio di mascherine ffp2, per sicurezza, dice, non si sa mai come si metteranno le cose. Paga con la carta. Ci lascia una fortuna. Mascherine esaurite. Quelli dietro di me brontolano. La signora esce. Il negoziante a questo punto tira fuori dal cilindro quelle “buone” che proteggono sia chi le indossa che il prossimo. Le M3, dice. Vanno a nove euro l'una. Con l'alcol al 99% se le disinfetti le puoi utilizzare quattro, cinque volte. Peccato che le “buone” siano le ffp3 ed M3 sia una marca ma, si sa, la confusione regna. Compro le viti, pago, esco. Alle mia spalle, dall'interno del negozio sento un accavallarsi di voci che mi ricorda quei venditori ambulanti di rimedi infallibili circondati da una folla di creduloni.

SCENA 2 – Esterno, supermercato - La coda - 24 febbraio (prodromi)
Umanità in coda. Ci sono una decina di carrelli in attesa davanti al mio. Al primo carrello un uomo anziano, alto, in abiti da campagna, i capelli grigi arruffati. Con una striscia di elastico da sartoria passato dietro la testa tiene a coprire naso e bocca un ritaglio irregolare di naylon spesso e opaco che ondeggia a ogni respiro. Al secondo carrello un uomo di mezza età che da dietro una mascherina chirurgica rende partecipe l'uditorio di un sopruso subito. Carabinieri che passavano lungo la strada gli hanno fatto una multa di 300 euro mentre badava all'orto di casa insieme al figlio, entrambi privi di mascherina. Al terzo carrello una donna tra i quaranta e i cinquanta, dall'aria imperturbabile, vestita in modo sobrio ma molto elegante, sfoggia una mascherina moderna e impeccabile, con valvola, elastici e tessuto in tre nuances verde acqua. Probabilmente griffata. Al quarto carrello una donna dall'aspetto affaticato indossa una mascherina chirurgica piuttosto logora. Sta appoggiata al carrello con aria rassegnata. Al quinto carrello un uomo giovane, mascherina e guanti, parla al telefono senza prendere fiato. Si sta lamentando del tempo sprecato in coda. Gesticola. Tocca il carrello, il telefono, la mascherina, la abbassa, si gratta, cerca qualcosa in tasca, sfila un guanto, lo infila nuovamente, tocca il carrello, riposiziona la mascherina. Senza smettere di parlare. Al sesto, settimo e ottavo carrello una coppia. Lei un carrello, lui due. A distanza come da regola. Lei a gesti e gridando sottovoce intima al marito di non dimenticare nulla. Al nono carrello una donna si volta e inveisce contro quella che la precede, dicendo che non si può andare in due a fare la spesa. Le viene risposto che a loro, la coppia, non importa, che non intendono rischiare di restare senza scorte di cibo. Al decimo carrello, il primo della fila, una donna molto anziana, in cappotto grigio e scarpe basse, mascherina chirurgica ben sistemata e una sporta di stoffa appesa al braccio. Ha l'aria di chi con fare dimesso ma risoluto è pronto ad affrontare l'ennesima tragedia.

SCENA 3 - Esterno, balcone - Uomo solo 1 - metà marzo
Tardo pomeriggio. Un uomo appoggiato alla ringhiera, lo sguardo sul panorama del condominio di fronte. Alle sue spalle, all'interno, nessuna luce. Sta fumando una sigaretta. Sbircia qua e là sui balconi altrui con aria distratta. Accanto a lui i mastelli della raccolta differenziata. Tre su cinque straripano. Quello della plastica con il coperchio tenuto giù dal peso di due sacchetti che lasciano intravvedere bottiglie e contenitori di cibo, quello della carta aperto da cui sbucano diversi cartoni di pizza piegati in due, quello del vetro pieno oltre misura e circondato da innumerevoli bottiglie di birra e di vino. L'uomo finisce la sigaretta e getta il mozzicone di sotto.

SCENA 4 - Interno, bagno - Uomo solo 2 - metà marzo
L'uomo rientra a casa, sfila le scarpe, poggia la borsa della spesa all'ingresso. Ha acquistato tra le altre cose dei surgelati. Deve sbrigarsi a disinfettare tutto prima di riporre il cibo in dispensa e nel frigo. Va in bagno. Toglie la mascherina e la getta in un contenitore apposito che apre con un pedale. Apre il rubinetto dell'acqua calda, si lava le mani per mezzo minuto, chiude il rubinetto, se le asciuga. Si toglie il giubbotto. Lo va a stendere fuori dalla finestra. Nel mentre gli appare alla mente l'immagine del rubinetto del bagno. Per aprire l'acqua l'ha toccato con le mani contaminate e per chiuderlo dopo essersi lavato si è quindi nuovamente contaminato. Quindi ha contaminato anche l'asciugamani. Va a prenderlo e lo getta in lavatrice. Prende da sotto il lavandino un detersivo disinfettante spray. Lo utilizza sulla maniglia dell'anta sotto al lavandino, su quella dello sportello della lavatrice, va in camera a prendere un asciugamano pulito. Torna in bagno. Lo appende. Con lo spray disinfetta il rubinetto. Ripete l'operazione di lavaggio delle mani. Si asciuga soddisfatto della propria attenzione ai dettagli. Sta per uscire dal bagno. Osserva l'asciugamani. Quando è andato in camera a prenderlo aveva ancora le mani contaminate, per cui ha contaminato la maniglia dell'armadio e l'asciugamani stesso. Lo prende e getta anche quello nella lavatrice. Prende lo spray. Disinfetta la maniglia dello sportello della lavatrice per la seconda volta. Va in camera disinfetta la maniglia dell'armadio, prende un terzo asciugamani. Torna in bagno, lo appende. Sta per uscire, si ferma di colpo. Le ultime operazioni le ha effettuate con le mani contaminate dall'asciugatura del secondo asciugamani. L'uomo si porta le mani al viso e inizia a piangere in preda allo sconforto. Poi, in preda al panico, prende lo spray e se lo vaporizza in faccia. Quindi ricomincia daccapo la cerimonia del lavaggio delle mani e della disinfezione delle superfici. Sul pavimento del corridoio intanto, alla base del sacchetto della spesa, si sta formando un rivolo d'acqua.

SCENA 5 - Interno, bagno - Donna sola 1- fine marzo
In bagno una gatta è acciambellata in cima alla cesta del bucato. Una donna si sta specchiando. Indossa occhiali da vista. La ricrescita è a tre centimetri. Prende lo spray ritocco, divide i capelli man mano lungo la scriminatura e vaporizza il colore. I capelli sono diventati appiccicosi e opachi. Li raccoglie con una pinza. Le sopracciglia sono oscene. Si avvicina a un piccolo specchio rotondo a ingrandimento. Prende la pinzetta e inizia a strappare il superfluo. Sbaglia una presa e si forma un buco. Per rimediare è costretta ad assottigliare le sopracciglia di almeno tre millimetri. Il risultato le cambia la fisionomia. In peggio. Torna davanti allo specchio sopra il lavandino. Una fine peluria ricopre il volto. Se n'è accorta in macchina, guardandosi in uno specchietto retrovisore alla luce del sole. Prende una crema depilatoria rosa. La stende sulla parte inferiore del volto. La posa deve durare circa tre minuti. Mentre aspetta nota alcuni punti neri sul naso. Si avvicina allo specchio e li schiaccia con decisione visto che i pori della pelle si ostinano a trattenere lo sporco. Il naso è arrossato. Le si rompe un capillare e si allarga in una macchia rossa nella pelle. Sente bruciare. Non è il capillare. Sono trascorsi dieci minuti. Con una spatola rimuove velocemente la crema depilatoria. Si lava e deterge con cura. La pelle del volto è congesta e infiammata. La donna prende una crema idratante nella speranza di un sollievo. Avvicinando il viso allo specchio nota sulle guance due nuove rughe verticali piuttosto marcate. Indossa gli occhiali. Va allo specchio rotondo per osservarle meglio. Scopre che, in realtà, un reticolo fitto di nuove piccole rughe si è formato agli angoli delle labbra. Le sale lo sconforto. Si cosparge di crema idratante perché il bruciore non molla. Scioglie i capelli. Esce dal bagno. Va verso la porta d'ingresso. La apre per prendere un cestello d'acqua dimenticato accanto allo zerbino. Mentre è china si apre una delle quattro porte affacciate al pianerottolo. La sua vicina che fa la segretaria dall'avvocato. In successione la donna vede decolletès con tacchi, gambe lisce e appena brunite, una gonna attillata. Ritornando in posizione eretta, incontra lo sguardo della vicina. Le sta sorridendo. Denti bianchissimi, labbra con un velo di rossetto, pelle e incarnato perfetti, taglio fresco e colore impeccabile. Un rigurgito d'odio le sale dallo stomaco.

SCENA 6 - Esterno, portone - Donna sola 2 - inizio aprile
Una donna appoggia un mastello giallo accanto ad altri mastelli gialli sul marciapiedi. Saranno circa le dieci di sera. La luce giallo arancio dei lampioni inonda la via, le facciate, le palme. La donna ritorna sui propri passi verso un portone. L'aria è insolitamente tiepida. Spira una brezza piacevole che fa fremere le foglie delle palme. La donna appoggia la schiena a uno stipite del portone e guarda dinanzi a sé, verso il mare. Alcuni gabbiani volteggiano tra i tetti. La donna tira fuori dalla tasca una busta in pelle. Si arrotola una sigaretta, la accende. Inspira. Abbandona le braccia lungo il corpo, trattenendo la sigaretta tra le dita. Chiude gli occhi. Annusa l'aria. Li riapre. Sorride. Nessuno in giro. Da una qualche finestra lì vicino arriva la voce di una televisione.

SCENA 7 - Esterno, vicolo - Due pusher - fine marzo
Vicoletto nei pressi di un piazzale a parcheggio. Una donna con un sacchetto della farmacia. Due uomini confabulano appoggiati a un muretto. Li oltrepassa. Si sente il click di un accendino. Un istante dopo un aroma di hashish. La donna si volta e li guarda. I due uomini la guardano a loro volta, con aria interrogativa. Non cogliendo segni di sorta da parte sua tornano alle loro cose. Si sente uno dei due dire, Buono fumare in questo periodo, meglio di psicofarmaci.

SCENA 8 - Esterno, via pedonale - Donna con mascherina - metà aprile
Passa una donna, non molto alta, cappotto rosso, foulard, capelli corvini cotonati. La mascherina è tirata su al centro della testa a guisa di cappellino. Un peccato non poterla fotografare. Ha sbaragliato qualsiasi altro tentativo di trasformare un presidio sanitario in accessorio fashion.

SCENA 9 - Esterno, strada - Stesa di mascherine e lenzuola dipinte - fine aprile
Il via vai delle automobili è ricominciato. Non il traffico consueto ma un movimento che risulta strano dopo tanto silenzio e assenza di movimento. Hanno allentato le restrizioni. Le persone hanno voglia di uscire se pure con cautela. Inventarsi un motivo di necessità per prendere l'auto e circolare senza entrare in contatto con il prossimo è comunque liberatorio. Lo sguardo va alle facciate delle case, alle finestre, ai balconi. Sui fili della stesa, al posto delle bandiere della pace, delle magliette rosse, del tricolore, degli striscioni verità per Giulio Regeni, mascherine chirurgiche accanto alla biancheria, e lenzuola con hastag Io resto a casa, hastag Andrà tutto bene, hastag Ce la faremo.

SCENA 10 - Esterno, marciapiedi - Coda ufficio postale . inizio aprile
All'esterno dell'ufficio postale si è formata una coda. Quattro persone. Tutti con la mascherina. Due donne indossano anche guanti in lattice. Le due donne si conoscono e stanno chiacchierando a distanza di sicurezza.
A: …infatti non capisco chi si ostina a non indossare guanti e mascherina.
B: Sono egoisti. C'è chi rispetta le regole e chi no. Mi fanno una rabbia. Non è giusto. Eppure l'hanno detto in tutte le lingue che mascherina e guanti servono per combattere il coronavirus.
A: Hai ragione. Anch'io non li sopporto. Comunque affari loro se si ammalano. Non vogliono capire. Io, che vivo da sola, mascherina e guanti li tengo anche in casa.
B: E fai bene. Lo faccio anche io. Se servono bisogna tenerli su il più possibile.
Bisognerebbe intervenire, dir loro qualcosa. Ma cosa?

SCENA 11 - Esterno, parcheggio - Incontro clandestino - fine marzo
Quartiere residenziale a basso scorrimento di traffico. Sono seduta in auto sotto casa. Arriva una donna in auto e parcheggia. Sulla quarantina. Non si accorge di me. Dopo pochi minuti arriva un'altra auto. Alla guida un'altra donna. Sui settanta. Parcheggia. La prima donna apre la portiera, scende, e, da dietro la mascherina, saluta la seconda donna che è scesa anche lei dall'auto. Ciao mamma.
Carla, ciao, come stai? Risponde la madre sorridendo con gli occhi. Rimane però a qualche metro di distanza. Figlia, Sto bene, e tu? Bene, bene, non ti preoccupare.
Tacciono, si guardano impacciate. Poi la figlia dice, Togliamoci la mascherina, da poterci vedere per bene in viso. E se la tolgono, anche se la madre, Sei sicura? Certo che sono sicura. Poi la figlia le va incontro, la abbraccia, le accarezza la testa, la bacia sulla fronte. La madre è felice.

SCENA 12 - Interno, camera - Telefonata dalla Questura – fine aprile
La donna è seduta sul letto quando squilla il telefono.
A: Buongiorno, lei è la signora Rossi?
B: Sì, sono io.
A: Lei è venuta due giorni fa in questura per una denuncia?
B: Sì.
A: Lo sa che non poteva?
B: In che senso, scusi?
A: Si tratta di un furto d'identità online. La competenza è della polizia postale.
B: Sì, certo, infatti ho chiamato la postale ma essendo loro distanti dal mio domicilio e aperti solo il mercoledì e abitando io a duecento metri dalla questura, mi hanno detto di scrivere tutto quanto e portare la denuncia in questura da dove sarebbe stata loro inoltrata.
A: Hanno sbagliato. E comunque lei ha infranto la legge venendo in questura.
B: Infranto la legge?
A: C'è l'obbligo di quarantena. Le devo fare una multa.
B: Una multa?? Perdoni, ma io prima di venire, ho telefonato in questura, spiegando tutto e mi è stato detto di venire per depositare la denuncia. Sono venuta in portineria e lì ho atteso un suo collega che mi ha condotto in un ufficio. Ha preso la denuncia, ha apposto un timbro, mi ha fatto firmare e mi ha detto che il tutto sarebbe stato inoltrato alla postale.
A: Lei comunque non poteva venire in questura. È vietato muoversi dal proprio domicilio se non per cause di comprovata necessità.
B: Perdoni ma, a parte il fatto che io risiedo a duecento metri dalla questura e pertanto a una distanza attualmente concessa per lo sgambamento quotidiano, lei mi sta dicendo che posso andare fino in centro a comprare le sigarette ma non posso venire a sporgere denuncia per furto di identità, tanto più che stanno chiedendo a tutti i miei contatti soldi a mio nome? Non è una necessità il voler tutelare me stessa e gli altri dalle conseguenze di un'azione criminosa? E perciò mi farete una multa?
A: È appunto quello che le sto dicendo.
B: Mi scusi, ma io ho fatto quello che mi è stato detto di fare dalla polizia postale e da un qualche suo collega in questura. In base a ciò che lei asserisce, avrei dovuto mettere in dubbio affermazioni fatte da rappresentanti delle istituzioni?
Silenzio
B: È ancora in linea?
A: Sì
B: Quindi?
A: Hanno sbagliato alla polizia postale e ha sbagliato anche il mio collega. Però lei non doveva venire lo stesso perché le disposizioni sulla quarantena sono di dominio pubblico.
B: Abbia pazienza, senza voler mancare di rispetto, secondo me dovreste chiarirvi le idee tra di voi. Io non ho fatto nulla di sbagliato nel momento in cui mi sono attenuta alle vostre indicazioni.
A: Sarebbe dovuta andare alla postale.
B: Eh, no, in base a quello che ha detto sinora, nemmeno lì sarei dovuta andare...
A: Appunto. Ci vada la prossima settimana, dopo il 5 maggio. E per questa volta la multa non gliela facciamo. Buongiorno
B: Ok, mi arrendo. Buongiorno
La donna resta seduta sul letto a meditare sul senso dell'esistenza.

SCENA 13 - Esterno - Via pedonale – Umanità - inizio maggio
Un uomo e una donna stanno chiacchierando sul marciapiede davanti a un fruttivendolo. Non si incontrano da un po' di tempo. L'uomo le sta chiedendo come sta, come vanno le cose. La donna risponde che ha ormai esaurito i suoi pochi risparmi, che non ha pagato l'affitto del mese in corso, che non sarà in grado di pagare le prossime bollette, che se prima aveva difficoltà a trovare un lavoro, ora sarà più difficile, vista la situazione generale. Non sa per quanto tempo ancora potrà fare la spesa. Un secondo uomo, in fila fuori da un negozio, ascolta la conversazione e interviene educatamente, chiedendo alla donna se sa di potersi recare in municipio per un aiuto economico. La donna ringrazia e risponde che sì, lo sa e l'ha già chiesto, ma l'aiuto va solo a chi ha perso il lavoro a partire da gennaio dell'anno in corso. L'uomo esprime il suo rincrescimento e ritorna in disparte. Dopo qualche istante si avvicina di nuovo, discretamente e in punta di piedi, e chiede alla donna se può permettersi di offrirle la spesa. La convince gentilmente ad accettare i soldi che le mette in mano. Lei riesce solo a dire grazie. Anche se il viso è nascosto dalla mascherina e dagli occhiali, è chiaro che sta piangendo. La donna solleva gli occhiali per guardare l'uomo negli occhi. Continua a guardarlo e a ringraziarlo con lo sguardo mentre lui si allontana con la stessa discrezione con cui si è avvicinato a lei. Non gli ha chiesto il suo nome. Non gli ha nemmeno detto il suo. Le resta solo un volto da ricordare. Il volto di un Uomo.

SCENA 14 - Esterno - Passeggiata - metà aprile
Dopo oltre un mese di reclusione la prima breve passeggiata entro duecento metri da casa. Una donna seduta sui gradini del sagrato della chiesa a godere del sole tiepido del pomeriggio.
Sembrerà una bestemmia, ma tutto pare perfetto.
L'autostrada e la via Aurelia silenziose, il mare libero, il cielo anche.

SCENA 15 - Esterno, città -Vento
Piena quarantena. Pieno panico. Le strade sono deserte. Le finestre chiuse. Un vento deciso spazza le strade, s'infila nei vicoli, s'attorciglia negli angoli. Mulinelli di foglie e cartacce, di guanti e mascherine chirurgiche.


giovedì 16 aprile 2020

RESILIENZE


Volevo condividere con voi la gioia dell'uscita di questo mio libro. 
Lo farò così. 
Circondata e sorretta da un grande maestro. Di scrittura e di vita.
Grazie Luis, per essere stato una guida.

martedì 14 aprile 2020

Intervista a Jürgen Habermas

L’unica cura è la solidarietà intervista a Jürgen Habermas a cura di Nicola Truong
in “la Repubblica” del 12 aprile 2020

Jürgen Habermas, cosa rivela questa crisi sanitaria globale, da un punto di vista etico, filosofico e politico? 
«Da un punto di vista filosofico, mi colpisce che la pandemia oggi costringa tutti a riflettere su qualcosa che prima era noto ai soli esperti. Oggi, tutti i cittadini stanno imparando come i loro governi debbano prendere decisioni ben sapendo i limiti delle conoscenze degli stessi virologi consultati. Raramente, il terreno per l’azione in condizioni di incertezza è stato illuminato in modo così vivido. Forse questa esperienza insolita lascerà il segno nella coscienza della sfera pubblica». 
Ma quali sono le sfide etiche? 
«Vedo soprattutto due possibili casi che violano l’intangibilità della dignità umana, che la Costituzione tedesca garantisce nel preambolo ed enuncia nel secondo articolo con la dichiarazione "Ogni persona ha diritto alla vita e all'integrità fisica". Il primo riguarda il cosiddetto triage, l’altro la scelta del momento giusto per interrompere il distanziamento sociale. Il pericolo di sovraccaricare i reparti di terapia intensiva degli ospedali, che si è già verificato in Italia ed è temuto nel nostro Paese, ricorda gli scenari della medicina delle catastrofi che solitamente si verificano solo nelle guerre. Se il numero di pazienti ricoverati è superiore a quello delle strutture di cura disponibili nei reparti di terapia intensiva, i medici dovranno inevitabilmente prendere una decisione tragica, perché in ogni caso immorale. Da ciò nasce la tentazione di abdicare al principio della parità di trattamento di ogni cittadino, indipendentemente dallo status, dall'origine, dall'età, eccetera, e nel nostro caso, in particolare, di favorire i giovani rispetto ai più anziani. Ciò potrebbe essere auspicato dagli stessi anziani in un atto moralmente ammirevole di altruismo. Ma quale medico "soppeserebbe" il "valore" di un uomo contro il "valore" di un altro, erigendosi in tal modo a padrone della vita e della morte? Il linguaggio dei "valori" origliato in economia induce alla "quantificazione oggettivante" che è propria della prospettiva dell’osservatore. Ma questa prospettiva non può essere il modo di trattare l’autonomia delle persone: quando mi rivolgo a una seconda persona (tu-voi), l’autodeterminazione dell’altro può essere soltanto o rispettata o negata, vale a dire o riconosciuta o ignorata. L’etica professionale medica, nei confronti di ciò, è in accordo con la Costituzione e segue il principio secondo cui una vita umana non può essere "messa in contrapposizione" con un’altra. Infatti, prescrive che in situazioni che obbligano a prendere delle decisioni tragiche, il medico deve essere guidato esclusivamente dalle disposizioni sanitarie relative alla maggiore prospettiva di successo del trattamento clinico».
E l’altro caso? 
«La decisione sul momento giusto per porre fine allo shut down – una misura moralmente e legalmente richiesta per la protezione della vita – può entrare in conflitto, ad esempio, con i calcoli dei benefici. I politici devono resistere alla "tentazione utilitaristica" di soppesare i danni economici o sociali, da un lato, e le morti evitabili, dall'altro. Si deve accettare il rischio di sovraccaricare il sistema sanitario e, quindi, aumentare il tasso di mortalità per far ripartire prima l’economia e ridurre così anche la miseria sociale causata dalla crisi economica? Su questo punto, la raccomandazione specifica del Consiglio tedesco di etica è rimasta fatalmente ambigua. I diritti fondamentali vietano agli organi statali di prendere qualsiasi decisione che accetti la possibilità di morte di singole persone». 
Non c’è il pericolo che lo stato di emergenza possa trasformarsi in una regola "democratica"? 
«Naturalmente, la limitazione di un gran numero di libertà importanti deve rimanere un’eccezione strettamente contenuta. Ma l’eccezione è di per sé, come ho appena cercato di dimostrare, richiesta dal diritto primario alla protezione della vita e dell’integrità fisica. In Francia e in Germania non c’è motivo di dubitare della fedeltà alla Costituzione da parte dei governanti. Se Viktor Orbán coglie la crisi del Covid 19 come un’opportunità per chiudere definitivamente la bocca all'opposizione, ciò 
va spiegato con la lunga involuzione autoritaria del regime politico ungherese, che il Consiglio europeo e, soprattutto, i cristiano-democratici europei hanno guardato con indulgenza». 
A cosa serve l’Ue se, ai tempi del coronavirus, non dimostra che gli europei stanno insieme e lottano per un futuro comune?": così avete scritto in un appello collettivo su "Die Zeit" del 2 aprile. 
«Io e i miei amici abbiamo posto questa domanda al nostro governo: alla Cancelliera e al ministro delle Finanze della Spd. Entrambi mi lasciano sbalordito. Continuano ostinatamente ad attenersi alla loro gestione della crisi a vantaggio della Germania e dei Paesi settentrionali, senza badare alle critiche dei Paesi meridionali. La grande maggioranza dei politici tedeschi teme le reazioni di rabbia dei propri elettori nel caso di una resa. Tanto più che sono stati loro stessi ad alimentare e stuzzicare il nazionalismo economico autoreferenziale e l'autocelebrazione dell’export tedesco come campione del mondo, non senza la compiacenza della stampa, peraltro. Esistono dati empirici comparativi che dimostrano come il nostro governo, con questo nazionalismo sostitutivo, abbia "chiesto troppo poco" alla sua popolazione. Se Macron ha commesso un errore nei suoi rapporti con la Germania è stato quello di sottovalutare, sin dall’inizio, la ristrettezza delle vedute nazionaliste di Angela Merkel, le cui qualità sono altre». 
La Cina è stata l’epicentro della pandemia e ora sembra che questa epidemia favorisca il suo potere sull’Europa e nel mondo. Si tratta di una svolta geopolitica, vale a dire di un rilancio della sua supremazia politica ed economica? 
«Questa tendenza è in atto da tempo e sta accelerando una divisione dell’Occidente, iniziata al più tardi con il "presidente di guerra" George W. Bush. Sarebbe quindi ancor più importante se l’Europa vedesse nello shock del coronavirus un’ultima possibilità e si nobilitasse per agire in modo solidale». Come vive questo isolamento? Com'è una vita al chiuso e limitata? «La "frazione parlamentare" degli umanisti – che è comunque "seduta" al proprio computer di casa – ne soffre meno». 
Questa crisi sanitaria globale rischia di aumentare l’influenza delle forze nazional-populiste che già minacciano l’Europa. Come possiamo resistere a queste forze? 
«Questa domanda è indipendente dalla situazione attuale di emergenza e deve trovare una risposta diversa in ogni Paese. In Germania, il passato nazista ci ha vaccinato con più forza contro la ricomparsa del pensiero estremista di destra. Per questo partiti e governi poterono permettersi, sotto l’anticomunismo dominante, di chiudere l’occhio verso la destra. Fin dai tempi di Adenauer – e dalla riunificazione con la Germania Est – questo anticomunismo di facciata ha consentito loro di occultare le componenti fatali del loro passato politico. In Francia, invece, l’estremismo di destra era già organizzato da tempo, ma con radici ideologiche diverse dalle nostre: non è etnonazionalista ma statalista. Ora anche una certa sinistra francese, all'origine universalista, sta sprofondando nell'odio per l’Ue». 
Quale nuova narrazione potrebbero inventarsi gli europei per rinnovare lo slancio verso un’Unione europea non amata e mal coordinata? 
«Contro il risentimento non valgono argomenti e buone parole. Servirebbe solo la capacità di affrontare e risolvere i problemi da parte del nucleo forte del continente (Germania e Francia). Solo su un "ring" di questo genere diventerebbe realistico lottare per la soppressione di una politica mondiale dominata dal neoliberismo. Oggi vediamo che, quando urge il bisogno, solo lo Stato ci può aiutare». 

Intervista rilasciata da Jürgen Habermas a Nicolas Truong per "Le Monde". Traduzione di Luca Corchia e Leonardo Ceppa

sabato 11 aprile 2020

CORONAVIRUS 6 - POST SCRIPTUM

L'altro giorno ho scritto un post sull'onda della preoccupazione per le derive negative, in termini di perdita di diritti, che la gestione dell'emergenza in corso porterà. Vorrei chiarire, visto che qualcuno mi ha chiesto se penso che questa epidemia sia stata provocata da poteri forti e occulti, che non lo penso. Penso però che sia una circostanza agevolmente sfruttabile da chi ambisce ad avere un maggior controllo e quindi un potere via via crescente. Insomma che caschi a fagiolo.

Oggi, invece, rifletto solo sul virus in quanto tale.

Rifletto sulla frenesia di movimento cui l'epidemia ci ha sottratti.

Che non sia questo il tempo giusto e naturale, quello in cui ora siamo costretti? Che l'alterazione dannosa non fosse in quella che prima ritenevamo la normalità?

E rifletto sull'importanza del memento mori, il ricordati che devi morire, che ci è stato sbattuto in faccia.

Ricordarci e accettare che siamo fatti di materia fragile e corruttibile. Che siamo creature viventi legate indissolubilmente a ogni altra creatura vivente. Che la morte è il nutrimento della vita e che con questa cosa dobbiamo fare pace.

Poi penso al mondo.

Penso che qui, in Europa, s'inizia a parlare di fase due, di picco raggiunto, di discesa, come se avessimo già dimenticato quanto abbiamo appena imparato, e cioè che per il virus i confini non esistono. Quindi a meno di non voler puntare all'autarchia e chiudersi ogni nazione a qualsivoglia interazione con le altre, l'affacciarsi di una certa rilassatezza ottimistica mi sembra veramente una cecità. L'unico picco da considerare è quello mondiale. Siamo ancora lontani dal raggiungerlo in salita, parlare di discesa è decisamente prematuro, anche se psicologicamente può aiutare. Stiamo scavando fosse comuni un po' ovunque e non è un bello spettacolo. Finché si trattava dell'Iran vabbe', ma ora persino negli Stati Uniti. E il peggio ha da venire, pare. Gli tsunami africano, indiano, sudamericano s'intravvedono all'orizzonte e sembrano piccoli ma quando si abbatteranno avranno un'altezza tale, una portata tale che allora sì che faremo per bene i conti di tutto quanto. In termini di perdite umane innanzitutto, di crisi sociali, economiche e politiche a seguire.

Stiamo parlando di nazioni in cui il distanziamento sociale spesso è impossibile, come ad esempio in India, Paesi in cui anziché mascherine si distribuiscono bare di cartone per smaltire i famigliari morti, Paesi in cui i sistemi sanitari erano già al collasso, vedi ad esempio il noto caso del Venezuela, o in cui sono se non praticamente inesistenti, di certo insufficienti. Paesi in cui c'è un medico di famiglia ogni tot migliaia di persone, in cui mancano i presidi base e i letti in terapia intensiva sono poche decine in un'intera nazione. Paesi che rischiavano l'insolvenza economica già prima della pandemia in corso, soffocati dagli interessi su debiti estinti da un pezzo, con capi di governo, senza nulla togliere ad alcuni governanti e accoliti nei Paesi Sviluppati, alternativamente se non contemporaneamente, ignoranti, corrotti, criminali, e pertanto incapaci di gestire l'emergenza.

Come possiamo non pensare all'effetto domino, alle ripercussioni devastanti di ciò che sta per accadere? Forse potremo cinicamente farci una ragione per la morte di decine di migliaia di profughi costretti forzatamente in aree di stazionamento “provvisorio”, per la morte di centinaia di migliaia di persone che vivono in bidonvilles, slums, favelas, baraccopoli in giro per il mondo, ma come faremo a gestire la perdita di potere d'acquisto delle classi medio basse, visto che è su tale potere che gira il mondo? A gestire il fallimento di intere filiere produttive? A gestire il peso sanitario? La perdita di formazione per i giovani, la disoccupazione cronica?

Eppure qui, le persone, certe che a breve tutto rientrerà nella normalità, passano il tempo a escogitare stratagemmi per raggiungere impunemente le proprie seconde case.

Aprile 2020



P.S. 2023 - Mi tocca fare un post scriptum al post scriptum. Con indulgenza verso me stessa rileggo quanto sopra. Non è che voglia disconoscere le mie varie considerazioni, al contrario, piuttosto ritengo che il contesto dato da cui sono scaturite non fosse proprio quello reale. Tant’è che di alcuni tsunami, tanto per fare un esempio, non è giunta eco.