martedì 28 maggio 2019
PASQUALE INDULGENZA
lunedì 27 maggio 2019
ABITUARSI
Mi sto abituando al passeggio tra svolazzi di plastica, volantini promozionali, pattume di sorta. Lungo le strada, sui marciapiedi, cresce, prolifera, attecchisce. Scoraggia e dissuade dal gesto virtuoso. Avvilisce. Funziona così. Un giorno via l'altro diventa paesaggio consueto.
All'uscita dal seggio elettorale mi fermo nella piazza dei giochi e siedo a godere dell'atteso tepore. Guardo i bambini. Due piccoletti sfrecciano in bici a rotelle ignari di ciò che li aspetta. Un'esistenza misera, mefitica, malata. E sopra ogni cosa ingiusta.
Il danno maggiore sarà che nel male che proveranno non troveranno elementi da cui partire per tentare un riscatto. Perché essi non avranno più idea di un mondo diverso, né che possa esistere qualcosa di meglio. Non ne avranno memoria. Si saranno abituati pian piano a quello che crederanno sia sempre stato. Nati immersi nella distanza, ecco, li vedo, si stanno abituando fin d'ora.
2019
sabato 18 maggio 2019
LIBRI COME LACRIME NELLA PIOGGIA
Guardo le pile di libri e penso che se morissi la grandezza di pensiero contenuta in molti di essi andrebbe perduta. Più correttamente andrebbe perduta la sintesi irripetibile che dall'unione di quei determinati libri scaturisce. Più che attraverso qualsiasi parola potrei scrivere, nel compenetrarsi di tutti questi testi è contenuto quanto vorrei trasmettere.
La paziente e attenta lettura di migliaia di pagine forma l'animo di un individuo definendolo. Combinazione unica e particolare che in ogni biblioteca personale si verifica e determina scenari di pensiero unici e straordinari. Una ricchezza che dev'essere condivisa e che crea, attraverso l'unicità di ciascun lettore, ulteriore ricchezza e progresso umani.
L'unica eredità che ho da lasciare.
C'è una scena in Blade runner che descrive perfettamente quel senso di caducità di cui ogni esistenza pare essere intrisa.
“E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.”
martedì 14 maggio 2019
VACANZA LOW COST
giovedì 9 maggio 2019
CENTINAIA DI NEONATI ABBANDONATI
Orrore in Italia. Abbandonati nei campi, lungo le strade o nei cumuli di spazzatura, continua il ritrovamento di neonati. Ormai sono centinaia. Per la maggior parte di essi ormai è troppo tardi. Le immagini strazianti dei piccoli corpi senza vita danno la misura della tragedia che si sta consumando.”
Cose che succedono.
Come sarebbe a dire, cose che succedono?
Certo, succedono. Cose così e altre simili o peggiori. Quotidianamente. Qual è il problema?
Ma è inaudito! Non è possibile permettere un abominio simile.
Tanto, cosa possiamo farci?
Muoverci tutti insieme, pretendere l'intervento delle istituzioni, coinvolgere le nazioni unite, insomma, qualsiasi cosa pur di mettere fine a questa strage di innocenti.
Bene. Avete ragione. Ora però sostituite Italia con Iraq.
Iraq? Stai parlando dell'Iraq? Ma mi hai fatto venire un colpo. Perché hai detto Italia? Sei proprio stronza.
Iraq dove alle donne fuggite dalle zone roccaforte dell'Isis, violentate prima dai combattenti dello Stato Islamico, poi dai militari della parte avversa, e ora nei campi profughi dalle guardie che dovrebbero tutelarne l'incolumità, allo stremo delle forze non resta che tentare di abortire da sé o abbandonare i neonati, cui solo un futuro di vendetta è garantito.
Senza contare i circa quindicimila bambini che muoiono ogni giorno di fame, quelli costretti a imbracciare le armi, quelli venduti e comprati per vari utilizzi. Quelli storditi dalle droghe, quelli costretti a vivere tra i rifiuti, o nelle fogne per ripararsi dalle intemperie.
Eccetera, eccetera, eccetera.
Ognuno di essi ha un volto e uno sguardo. Ognuno di essi ha emozioni e prova dolore.
Solo che sono lontani, non sono qui. Non sono i nostri bambini.
Lo so, è difficile portare il peso del dolore del mondo. Passa la voglia di vivere. Perché se scomponiamo i milioni in unità e concediamo a ognuno identità e storia, allora comprendiamo l'entità del nostro fallimento di esseri umani. Io mi sento così. Sento di avere fallito.
La provocazione qui sopra è solo un penoso tentativo di colmare l'incomprensibile divario tra chi sente troppo e chi non sente nulla. E forse non nasce più dalla speranza di riuscire a fare qualcosa, dalla speranza che il sapere sia sprone sufficiente. Forse è solo per l'invidia nei confronti di chi riesce a farsi scivolare tutto di dosso.
Maggio 2019
