mercoledì 24 maggio 2017

VACCINI E MIGRANTI

Premesso che, in linea generale, sono a favore dei vaccini, non posso fare a meno di esprimere il senso di sgradevolezza provato alla notizia del recente decreto legge in materia.
In prima battuta, ascoltando di prima mattina alla radio i termini della faccenda elencati uno dietro l’altro, mi è subito venuto in mente quanto ben descritto nel libro Ausmerzen di Marco Paolini. Mi spaventa la facilità con cui si delega e ci si affida alle autorità costituite, contribuendo, immersi nel proprio individualismo, a cambiamenti sociali epocali senza essere consapevoli del significato delle proprie azioni. Con un’estraneità tale che diventa stupore quando poi ci si ritrova ad aver a che fare con un cambiamento avvenuto senza essersi resi conto di nulla mentre avveniva. Nello specifico del testo di Marco Paolini si racconta come sia stato possibile arrivare all'internamento in strutture mediche e religiose e alla soppressione di migliaia di bambini portatori di handicap o patologie non in linea con i dettami dell’eugenetica, grazie alla connivenza, inizialmente inconsapevole, con il regime da parte di medici di base e famiglie, che di questi si fidavano. Diciamo che un brivido mi ha percorso la schiena. Per l’acquiescenza non per le problematiche mediche legate alla messa in atto del provvedimento. E qui mi collego al secondo punto della questione. Nei giorni seguenti ho parlato con alcune madri non ancora al corrente della novità. La reazione comune è stata la seguente: “Eh, però non è che si può andare avanti così, con questo buonismo senza limiti. Se permetti, mi girano i coglioni a dover perdere tempo per vaccinare mio figlio per colpa di questi delle barche che ci portano malattie che noi avevamo debellato!”
Il brivido lungo la schiena è diventato gelo nel cuore.
A parte tutte le doverose considerazioni, che qui tralascio, su un problema complesso quale quello di malattie, vaccini, leggi nazionali, obiezione di coscienza e tutto il resto, è agghiacciante la totale mancanza di empatia da parte di donne madri nei confronti di altre madri, migliaia, che arrivano a mettere a repentaglio la vita dei propri figli affrontando un’odissea di orrori. Non si tratta di una scelta, perché nessuno, nessuna madre, sceglierebbe volontariamente una simile strada, a meno di essere folle.

A beneficio di queste madri nostrane ecco il resoconto di una testimonianza raccolta da me personalmente.

Il suo nome è Mesa (se si scriva così, non so). Ha trentun anni. Un anno fa è arrivata in Libia dall'Eritrea con a seguito una figlia di circa dieci anni e un altro figlio in grembo al settimo mese. Il marito morto durante il viaggio. È stata fermata e condotta in un centro di detenzione dove è stata separata dalla figlia che non ha più rivisto. È rimasta al centro due mesi durante i quali è stata più volte brutalizzata (si vedono ancora i segni e dubito andranno mai via), ha visto morire altri prigionieri e, quando ha partorito, le hanno sottratto il figlio, dopodiché l’hanno venduta come schiava (il termine l’ho scelto io per riassumere mansioni e condizioni che Mesa mi ha elencato). Infine è stata salvata da un medico venuto a visitare un componente della famiglia che l’aveva comprata. Mosso a compassione dal pietoso stato in cui era ridotta, ha fatto in modo di portarla via e farla giungere in Italia presso amici che l’hanno accolta nel proprio nucleo famigliare.

Storie così sono la norma.

A un giro di vite saremmo stati costretti comunque visto che una delle cause principali della recrudescenza di malattie non debellate ma ormai praticamente sotto controllo è dovuta all'aumento dei non vaccinati nei paesi sviluppati. Tale tendenza ha determinato infatti l’abbassamento della copertura fino a livelli che non permettono più l’immunità di gregge. Se come concausa queste persone che arrivano da altri paesi ci portano un po’ di varicella e morbillo, direi che un po’ di tempo lo possiamo anche sacrificare per far rialzare l’asticella.


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