Forse basterebbe mettersi in cerchio ad ascoltare tamburi.
mercoledì 31 maggio 2017
PREGIUDIZI
Forse basterebbe mettersi in cerchio ad ascoltare tamburi.
venerdì 26 maggio 2017
ANCORA SULLE PAROLE
Stavo pensando a quanto ho scritto alcuni giorni fa sulle parole, il linguaggio, la comunicazione, e anche su quanto ho scritto in passato sull'argomento e mi è venuta in mente una cosa. Probabilmente l'abbandonarsi acritico da parte di molti ad argomenti futili, al rimbalzare di pettegolezzi e vicende quotidiane e personali, alla ricerca di leggerezza, trascorrendo quindi la maggior parte del tempo in una sorta di ottusa e quieta inconsapevolezza, temendo ed evitando l'ascolto o la lettura di quanto metterebbe in discussione convinzioni e stili di vita, dev'essere un fenomeno istintivo legato alla sopravvivenza della specie. Una sorta di grooming collettivo che permette l'aggregazione, presupposto fondamentale per un ritmo riproduttivo soddisfacente e facilitazioni nel gestire la vita quotidiana, obiettivi difficili da raggiungere in una condizione di isolamento.
Interessarsi e mantenere desto l'interesse su argomenti apparentemente astratti e complessi, in cui è assente la narrazione di avvenimenti e vicende in modo tradizionale e facilmente riconducibile alle esperienze di ognuno, comporta uno sforzo e una dedizione non comuni. Implica una crescente difficoltà di comunicazione e comprensione con i propri simili, quindi un crescente isolamento che, appunto, non è funzionale alla sopravvivenza della specie. È comprensibile che la maggioranza delle persone segua la predisposizione a mantenere il linguaggio a un livello che consenta essenzialmente lo scambio di informazioni in funzione di un riconoscimento sociale e di un accudimento reciproco, lasciando fuori dalla porta tutto il resto. Inoltre troppa consapevolezza può condurre alla paralisi, all'inazione, addirittura a diventare metaforicamente autistici.
Credo però sempre nella forza degli spiriti liberi. Credo che, in altro modo, essi siano un ingrediente indispensabile alla sopravvivenza della specie, e confido nella loro assunzione di responsabilità tanto quanto nella loro capacità di reggere sia il peso di questa sia quello di non essere compresi e, peggio, di essere fraintesi.
mercoledì 24 maggio 2017
VACCINI E MIGRANTI
Premesso che, in linea generale e consapevole che non esista nulla che non comporti una percentuale di rischio, sono a favore dei vaccini, non posso fare a meno di esprimere un senso di fastidio provato alla notizia del recente decreto legge in materia di obbligo vaccinale per l’accesso a scuola.
In prima battuta, ascoltando di prima mattina alla radio i termini della faccenda elencati uno dietro l’altro, mi è subito venuto in mente quanto ben descritto nel libro Ausmerzen di Marco Paolini. Mi spaventa la facilità con cui si delega e ci si affida alle autorità costituite, contribuendo, immersi nel proprio individualismo, a cambiamenti sociali epocali senza essere consapevoli del significato delle proprie azioni. Con un’estraneità tale che diventa stupore quando poi ci si ritrova ad aver a che fare con un cambiamento avvenuto senza essersi resi conto di nulla mentre avveniva. Nello specifico del testo di Marco Paolini si racconta come sia stato possibile arrivare all'internamento in strutture mediche e religiose, e alla soppressione di migliaia di bambini portatori di handicap o patologie non in linea con i dettami dell’eugenetica, grazie alla connivenza con il regime, inizialmente inconsapevole, da parte dei medici di base e delle famiglie che di questi medici si fidavano. Diciamo che un brivido mi ha percorso la schiena. Per l’acquiescenza acritica prima ancora che per le possibili problematiche di salute legate alla messa in atto del provvedimento.
Secondo punto della questione. Nei giorni seguenti ho parlato con alcune madri non ancora al corrente della novità. Una reazione comune è stata la seguente: “Eh, però non è che si può andare avanti così, con questo buonismo senza limiti. Se permetti, mi girano i coglioni a dover perdere tempo per vaccinare mio figlio per colpa di questi delle barche che ci portano malattie che noi avevamo debellato!”
Il brivido lungo la schiena è diventato gelo nel cuore.
A parte tutte le doverose considerazioni, che qui tralascio, su un problema complesso quale quello di malattie, vaccini, leggi nazionali, obiezione di coscienza e tutto il resto, è agghiacciante la totale mancanza di empatia da parte di donne madri nei confronti di altre madri, migliaia, che arrivano a mettere a repentaglio la vita dei propri figli affrontando un’odissea di orrori. Illuse, persuase, imbrogliate, questo è un altro discorso. Non si tratta in ogni caso di una scelta, perché nessuno, nessuna madre, sceglierebbe volontariamente una simile strada, a meno di essere folle.
A beneficio di queste madri nostrane ecco il resoconto di una testimonianza raccolta da me personalmente.
Il suo nome è Mesa (se si scriva così, non so). Ha trentun anni. Un anno fa è arrivata in Libia dall'Eritrea con a seguito una figlia di circa dieci anni e un altro figlio in grembo al settimo mese. Il marito morto durante il viaggio. È stata fermata e condotta in un centro di detenzione dove è stata separata dalla figlia che non ha più rivisto. È rimasta al centro due mesi durante i quali è stata più volte brutalizzata (si vedono ancora i segni e dubito andranno mai via), ha visto morire altri prigionieri e, quando ha partorito, le hanno sottratto il figlio, dopodiché l’hanno venduta come schiava (il termine l’ho scelto io per riassumere mansioni e condizioni che Mesa mi ha elencato). Infine è stata salvata da un medico venuto a visitare un componente della famiglia che l’aveva comprata. Mosso a compassione dal pietoso stato in cui era ridotta, ha fatto in modo di portarla via e farla giungere in Italia presso amici che l’hanno accolta nel proprio nucleo famigliare.
Storie così sono la norma.
Tornando ai vaccini, a un giro di vite saremmo stati costretti comunque visto che una delle cause principali della recrudescenza di malattie non debellate ma ormai praticamente sotto controllo è dovuta all'aumento dei non vaccinati nei Paesi sviluppati. Tale tendenza ha determinato infatti l’abbassamento della copertura fino a livelli che non permettono più l’immunità di gregge. Fermo restando il mio disaccordo sulla modalità ‘cocktail’ per far prima. Modalità le cui conseguenze sfido qualsiasi medico a dimostrare non rischiose. E, ovviamente, mi riferisco a vaccini in senso stretto e non a farmaci definiti tali.
2017
p.s. 2021 E chi l’avrebbe mai immaginato quello che stiamo vivendo?
mercoledì 10 maggio 2017
domenica 7 maggio 2017
SULLA PRESUNZIONE UMANA
lunedì 1 maggio 2017
A PROPOSITO DI BUONI LIBRI: IL RE NERO DI LEIF WENAR
Sono a due terzi della lettura del saggio di Leif Wenar "Il re nero", in originale "Blood oil".
A prima vista entrambi i titoli ed entrambe le copertine suggeriscono una trattazione specifica di circa seicento pagine sui problemi connessi al petrolio ma non è così. Non soltanto. Il sottotitolo aiuta, Petrolio, risorse e le regole che governano il mondo, ma non comunica esattamente il contenuto del testo che, partendo sì da un'attenta analisi su ciò che il petrolio è e significa, in realtà è un libro di storia, di diritto, di psicologia, di economia, e offre una lettura ampia di quella che è stata l'evoluzione delle nostre società nel corso dei secoli. Lo stile è scorrevole, i concetti vengono riproposti a più riprese e da diverse angolazioni, e il linguaggio è accessibile a chiunque abbia voglia di capire. In particolare, per dove sono giunta finora, penso che l'introduzione e il settimo capitolo "Come la forza crea il diritto" potrebbero essere una buona lettura per tutti, anche avulsa dal contesto, e che sarebbe una buona idea proporla durante le lezioni di storia nelle scuole superiori.
Se poi la lettura dovesse non sortire alcun effetto stimolante sul cervello e sul cuore, be', allora, come non detto.
Saliers 1 maggio 2017



