domenica 28 febbraio 2016
VERIFICHE DI SICUREZZA
I DISTILLATI DI MONDAZZOLI
Ho letto online che la prima collana del nuovo colosso Mondazzoli, cacofonica crasi che per fortuna non siglerà le copertine, si chiamerà “I Distillati”, cioè riduzioni di libri che hanno venduto parecchio negli ultimi anni, a vantaggio di chi ha poco tempo per leggere e non vuole però rinunciare al “cuore del romanzo”. L’autore, a quanto pare, non sarà coinvolto nei tagli. Trovo quest’operazione terrificante. Almeno apporre una vistosa dicitura: su libera trasposizione dall’opera di …
SPESE MILITARI
Per un ambizioso progetto letterario ho letto alcuni saggi storici e, tra questi, uno che tratta dell’industria meccanica italiana, nello specifico torinese, dal primo conflitto mondiale al secondo. La guerra ha fornito, con tutte le discriminanti del caso, un grande impulso alla produzione, diversificandola e specializzandola. La classica gallina dalle uova d’oro. Ora che siamo, a livello mondiale, in ristrettezze, o in austerity se preferite, una parte dei tagli è andata a colpire, specialmente in Europa, anche i settori militari e di conseguenza tutti i produttori di armi di ogni foggia e misura. Aziende divenute nei decenni troppo grandi per fallire e, soprattutto, che non intendono fallire. Di fatto non corrono tale rischio, a dispetto di qualsiasi pressione popolare.
Infatti nell’ultimo periodo c’è stata un’inversione di tendenza e diversi Paesi dell’Unione europea hanno riaperto i cordoni della borsa e generosamente. Complice la diffusione crescente di paura e di preoccupazione per la propria sicurezza da parte del popolo che si adegua ai tagli dello stato sociale e accetta come magnanimità, cura e attenzione l’implemento di fondi in ambito difensivo. Per alcuni i migranti sono una vera manna.
Soluzioni intelligenti, lungimiranti, e ambiziose, convoglierebbero il denaro diversamente.
Consiglio la lettura (se riuscite a reperire il libro) di "Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace" (1967 – Il testo descrive, in tono satirico e provocatorio, come una guerra permanente sia necessaria per il funzionamento dell'economia e della società americana, rivelando un finto studio governativo, creato da un gruppo di intellettuali tra cui Marshall McLuhan e John Kenneth Galbraith, per smascherare la dipendenza dalla guerra per il progresso e la stabilità. Analizza anche le soluzioni alternative per mantenere la stabilità sociale ed economica in assenza di guerra, come ad esempio l'inquinamento, i programmi spaziali o i "nemici immaginari".)
Gennaio 2015
P.S. (2024 – inizio 2026) Ahi ahi! Dove ti giri ti giri, l’imperativo è ARMIAMOCI!!!
mercoledì 24 febbraio 2016
HOTSPOT
domenica 21 febbraio 2016
UNA MISERA EUROPA
martedì 16 febbraio 2016
TIM VISION - spot 2016
(!)
PASSATEMPO DEL TURISTA
domenica 14 febbraio 2016
Poesia n.6
giovedì 11 febbraio 2016
SAN LORENZO
lunedì 8 febbraio 2016
SPESA DOMENICALE
Ieri
mattina, domenica, pioveva e, stranamente, l’ho avuta vinta sulla
mia pigrizia invernale e alle nove sono uscita per una camminata di
un paio d’ore. Sono partita dal Parasio e sono andata all'edicola
della stazione a ritirare un paio di numeri di Internazionale, poi
dalla Marina ho camminato lungo mare fino alla torre saracena e
ritorno. Cielo grigio, poche persone in giro, odore di mare e di
pioggia. Mi si è aperto il respiro.
Al ritorno, in prossimità dell’incrocio tra via Aurelia e via Cascione, ho deciso di risalire tutta la via e tornare al Parasio da via San Maurizio. Non avevo intenzione di comprare nulla, infatti ero uscita senza portafogli, ma trovando i negozi arabi aperti mi sono fermata in una macelleria alimentari per fare un po’ di spesa per il pranzo senza pensare al fatto di essere senza denaro. Me ne sono ricordata una volta entrata, l’ho detto e il proprietario, pur avendomi vista raramente nel proprio negozio, mi ha detto di non preoccuparmi. Intanto mangia poi me li porti la prossima volta, mi ha detto, e mi ha servito. Totale 5,50 euro. Ho ringraziato ripetutamente promettendo che sarei ripassata l’indomani. Davanti un altro negozio mi sono soffermata a guardare una cassetta di carciofi. Il negoziante mi ha domandato se ne volevo. Prontamente ho risposto di essere uscita senza soldi ma lui subito mi ha detto che costavano poco, due carciofi cinquanta centesimi. Imbarazzata gli ho detto che al momento non avevo neanche quelli. Non importa, me li porterai, è stata la sua risposta. E non mi aveva mai vista.
Oggi sono andata a estinguere i miei debiti e ho comprato dell’altro. Abili mercanti? Può darsi ma grazie a loro sono tornata a casa con il cuore aperto. Con buona pace di chi teme di avventurarsi in via Cascione bassa.
MODIFICHE SU TWITTER
Ho sentito che la dirigenza di Twitter intende modificare i parametri di apparizione dei tweet di coloro che seguiamo: non più in base alla cronologia con cui vengono postati ma secondo i nostri interessi e gusti. Meglio, secondo quelli che presumono possano essere i nostri interessi e gusti in relazione a chi seguiamo e a cosa andiamo a leggere (personalmente mi capita di navigare in siti che non corrispondono né ai miei interessi né ai miei gusti, ad esempio quando voglio verificare cosa viene detto in ambienti diversi su un dato argomento).
Ciò non farà altro che amplificare l’effetto 'bolla' che caratterizza la maggior parte delle piattaforme, cioè quel meccanismo per cui ci si ritrova a confrontarsi principalmente con persone che se non la pensano come noi, per molti versi ci sono affini, precludendo lo stimolo che deriva dal contatto e dal confronto con chi, invece, è ‘lontano’ da noi.
Inoltre, più grave, a quale titolo (e con che arroganza) qualcuno deve decidere per me i contenuti che devo vedere per primi? Sono ben consapevole che il meccanismo è questo da un bel po’, basta aprire contemporaneamente la medesima schermata online su computer utilizzati da persone diverse, per averne conferma, ma è doveroso continuare a opporre resistenza.
Gennaio 2016
martedì 2 febbraio 2016
CONFISCA DI BENI E DENARO
A proposito di giornate della memoria, leggere che in diversi Paesi s’intende confiscare ai profughi denaro e beni che eccedono di poco i mille euro fa scorrere un brivido lungo la schiena.
Certo, solo a titolo di cauzione, con rilascio di ricevuta, come in Svizzera, dove da anni si applica tale procedura anche per eventuali spese di rimpatrio qualora la domanda d’asilo venga respinta. Per le medesime ragioni viene trattenuto per dieci anni il 10% dello stipendio dello straniero che trova impiego, quale rimborso delle spese di apertura procedure d’asilo e spese di sostentamento.
In Danimarca, per accedere alla disoccupazione, non è possibile avere beni oltre i 1350 euro, quindi la recente decisione di confiscare ai rifugiati di beni e valori eccedenti tale cifra sarebbe un ovvio adeguamento a quelle che sono le condizioni dei propri cittadini.
È giusto contribuire alle spese di uno stato che assicura un welfare, è giusto restituire prestiti per lo studio una volta ottenuto un lavoro, è giusto partecipare alle spese di accoglienza se si è nelle condizioni di poterlo fare; a patto che il welfare sia reale ed equo, che le detrazioni dallo stipendio permettano di mantenere un livello di vita decoroso, che l’accoglienza sia tale e porti a una reale integrazione.
Ed è giusto non adagiarsi nell'assistenzialismo. Perché porta alla depressione e va a discapito della comunità.
Fatte queste considerazioni, resta il brivido. Perché a fianco di quello che viene definito un legittimo contributo economico si erigono muri e barriere di ogni sorta.
Sto pensando ad Ausmerzen, il libro resoconto di Marco Paolini sulle dinamiche sociali che hanno reso possibile arrivare alla soluzione finale nei più assoluti silenzio e noncuranza.
Un passo alla volta, come se tutto fosse normale.
p.s. leggetelo!