mercoledì 15 maggio 2013

TRENITALIA

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Raggiungere Torino via Ventimiglia-Cuneo. Più rapido che via Savona, anche se la velocità media è di 60 chilometri orari. Il treno è a due vagoni ma moderno e confortevole. L’atmosfera famigliare: è facile socializzare e la capo treno conosce i pendolari uno a uno. Il percorso è bellissimo: vale un giro anche se non si ha una meta da raggiungere. La tratta è un’opera d’alta e ambiziosa ingegneria: inaugurata a tratti tra il 1887 e il 1937, i suoi ponti e gallerie furono distrutti durante la seconda guerra mondiale. Il programma di ricostruzione prese il via negli anni ’70 e dal 1979 riprese l’esercizio. L’indotto è elevato e anche da un punto di vista turistico il servizio offre buone opportunità. Nel complesso, dunque, giudizio molto positivo. E cosa succede? Vogliono sopprimere la linea. Per ora non ancora, ma verrà garantito solo il servizio minimo. I motivi reali? Non si conoscono.


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In coda alla biglietteria di Torino Porta Nuova osservo le postazioni di lavoro di fronte a me e alla ventina di altri utenti in attesa. Su sei due sono operative. Osserviamo il tabellone luminoso che fa procedere i numeri preceduti da lettere diverse a seconda del servizio richiesto.

Ci sono sei addetti e, a parte i due che lavorano, gli altri tergiversano: chi deve iniziare il turno temporeggia, sposta le cose, sistema la giacca, chiacchiera con il collega, risponde al cellulare, si appoggia a quella che sembra una fotocopiatrice e gesticola con un altro che si avvicina. Ammiccano, ridacchiano, si lisciano le teste calve e le pance gonfie. Perdono tempo. E lo fanno in un modo che non implica prendere le cose con il giusto ritmo, ma trasudano quel lassismo e quella superficialità, che l’immagine immediata che si associa a questa nella mia testa è il nostro parlamento. Ecco, esclamo, questo è il nostro parlamento. Non gliene frega nulla. Stanno come al bar. 


14 maggio 2013

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