martedì 7 maggio 2013

1º MAGGIO

Osservo le immagini della manifestazione per il 1º maggio a Treviso: imprenditori e operai a braccetto.

Il primo pensiero è che, forse, s’inizia a capire.

Le parole di sdegno per la situazione critica in cui ci troviamo sono ormai all'ordine del giorno. Ciò che mi sconcerta è il percepire una rabbia stupita. Esponenti di amministrazioni comunali e provinciali, che lamentano tagli e bilanci in passivo, aziende sanitarie in tilt, imprenditori, cittadini comuni. Tutti che cascano dal pero.

L’arroganza di chi non ha voluto sapere, di chi non vuole sapere finché il portafogli è colmo. Di chi snobbava coloro che mettevano all’erta. Messe alla berlina le voci di quanti con scrupolo e onestà studiavano gli accordi economico-commerciali internazionali e paventavano le conseguenze future, ora presenti. Allarmisti, nemici del progresso, pavidi oscurantisti. Così liquidati e persino derisi.

Mi fa (tristemente) sorridere sentire oggi pronunciare con enfasi parole come delocalizzazione, ristrutturazioni aziendali, beni comuni, bolle finanziarie, esternalizzazione dei costi, sanzioni commerciali, privatizzazione dei servizi (leggi monopoli privati) e via discorrendo. Come fossero termini dell’ultima ora.

Chi, anche solo quindici anni fa, provava a dibatterne nelle sedi preposte e con amici e conoscenti, veniva trattato come un alieno che parlasse un linguaggio incomprensibile. Che a uno fosse venuta la voglia o la curiosità di capire, invece no. Più facile fare come tutti, come la maggioranza, arpionati alla poltrona sguazzando nell’ignoranza. Orecchie e naso tappati, occhi bendati e bocche raglianti: va tutto bene, i malanni sono passeggeri.

E ora scandalizzati a braccetto. Quelli che se la passano male con quelli che vedono sgretolarsi veloce un benessere considerato inattaccabile.

A braccetto come gli altri. Quelli che se la passano bene, anzi benissimo. Per nulla scandalizzati ma a sfregarsi lubrici le mani.



1  maggio 2013

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