giovedì 22 giugno 2017

CARNE E MIGRANTI

Ad esempio…

… se riducessimo il nostro consumo di carne, ci sarebbe meno bisogno di farine di pesci utilizzate come mangimi per polli e maiali, i cinesi ridurrebbero giocoforza la pesca intensiva lungo le coste africane occidentali, un gran numero di africani potrebbe continuare a vivere di pesca sostenibile e, molto probabilmente, rinuncerebbe a migrare.

Questo per dire che l’elenco delle cause che obbligano le persone ad abbandonare la propria terra è molto lungo e vario.

Ogni nostra azione ha un peso e comporta una responsabilità.



mercoledì 21 giugno 2017

SICCITÀ - PREVISIONI DEL TEMPO

I notiziari dicono che il caldo torrido di questi giorni aumenterà e durerà tutta l’estate.

Pensate a questo caldo e immaginatelo più intenso. Immaginate di avere a disposizione solo un paio di bottigliette d’acqua a temperatura ambiente per dissetarvi e che l’impianto idraulico del vostro bagno sia rotto e che gli idraulici siano tutti in ferie a tempo indeterminato. Pensate che non potrete irrigare i campi che vi danno da vivere per mancanza d’acqua e di pioggia. Che fiumi e torrenti che potrebbero darvi refrigerio siano pressoché secchi.

Ora immaginate che tutto ciò duri prima settimane, poi mesi, infine anni. Che annuncino che dove vivete non c’è possibilità di ritornare a una condizione di normalità, e che anzi potrà solo peggiorare.

Cosa fareste?

venerdì 2 giugno 2017

giovedì 1 giugno 2017

LA PAROLA EMERGENZA

Se ci si ostina a usare le parole sbagliate per descrivere problemi che vanno capiti per poter essere risolti si ottiene l'unico risultato di non risolverli. Si crea una distorsione nella percezione delle persone che mal comprendono le questioni e che, quindi, non possono influenzare in modo corretto i propri rappresentanti politici, né pretendere da parte di questi un assunzione di responsabilità in caso di fallimento.

mercoledì 31 maggio 2017

PREGIUDIZI

Con tutta la buona volontà, arriva sempre il momento in cui ci si sorprende portatori di pregiudizi. Se accettate l’invito a una cena di raccolta offerte per sostenere attività con cui coinvolgere i migranti, potrebbe capitarvi di provare un inaspettato imbarazzo al momento di presentarvi al prossimo. Nell'episodio specifico si è trattato di una cena con un centinaio di partecipanti, di cui una trentina migranti soprattutto africani, una decina operatori indaffarati, e i restanti, infine, cittadini di buona volontà. Vivendo in una città piuttosto provinciale e ad alto tasso di perbenismo, ho fatto una carrellata sui presenti di carnagione bianca, quasi tutti sconosciuti e ho presunto, a causa di esperienze pregresse, che probabilmente molti partecipassero per presenzialismo e ho deciso che il mio interesse nei loro confronti, in quel frangente, poteva essere ridotto al minimo essenziale. Primo pregiudizio. Grave a prescindere. Quindi ho rivolto la mia attenzione alle persone dalla pelle nera o comunque scura e dai tratti somatici esotici. I migranti. Secondo pregiudizio. Improvvisamente ho riflettuto sul fatto che forse l’uomo nero cui mi sono ritrovata vicino, e che stavo per salutare con cordialità ospitale, avrebbe potuto benissimo essere un italiano dalla nascita, il marito di un’italiana, un libero professionista affermato della città, o, ancora, un inglese, un francese, un americano, e, perché no, un astronauta o uno chef sensibile al tema dei diritti umani. È andata che l’ho salutato con un salve e basta. Mi sono bloccata, mi sono sentita ridicola, stupida, mediocre. Incastrata nei luoghi comuni.

Poi ci si è seduti per mangiare. Una quindicina di tavoli lunghi. Ho evitato i posti liberi ai tavoli solo di bianchi, notando che occupavano circa metà della sala. Non ho trovato posto in quelli solo di africani perché si erano stipati aggiungendo sedie, anch'essi secondo un naturale istinto di gregge. Alla fine ho scelto un tavolo vuoto lasciando al prossimo la scelta se unirsi, andando a riempire i posti vacanti, o meno. Il risultato è stato un tavolo con quattro donne italiane, un uomo pakistano, uno afgano, uno non me lo ricordo, e un tredicenne della Sierra Leone. Imbarazzi, sorrisi, presentazioni, e gentilezza reciproci.

Pensieri in ordine sparso? Non ne ricorderò mai i nomi. Ci sono solo un paio di adolescenti, che strano. Mi piacerebbe scrivere qualcosa con loro. Perché la maggior parte delle persone ha paura di mescolare i popoli? La gioia della promiscuità. Lo ripeto, una delle cause principali del razzismo è l’invidia. Il menù è perfetto e sintetico: focaccia, torta verde, piatto con tanto riso e un pezzo di pollo o verdure per i vegetariani, crostata in chiusura. Liguria e Africa. Lista delle bevande: acqua, vino rosso, vino bianco, birra, coca cola, aranciata. Se il ragazzone del tavolo a fianco si è bevuto tre bicchieri di rosso ancora prima di iniziare a mangiare, o ignora i dettami della propria religione o è cristiano o tutto l'elenco dei motivi possibili. Ma quanto sono belle queste donne. Fa un gran caldo qua dentro. Chissà cosa stanno pensando. A quanto pare non si può prescindere dal colore della pelle.

Durante la serata sono state lette alcune poesie e una giovane ballerina bianca le ha accompagnate danzando con grazia e decisione. Uomini africani la guardavano con occhi antichi e attenti. Cosa stavano pensando le donne africane?

Prima del dolce sono uscita a fumare. Ho sceso i pochi scalini all'ingresso della sala mente un gruppo di africani rientrava. Contatto di braccia, pelle, vocaboli sconosciuti. La piacevole sensazione di risalire controcorrente il flusso della vita.

Al termine della cena, un bianco e un nero hanno suonato i djembè. Alcuni uomini africani hanno iniziato a danzare. Benché si tratti dell’unica musica che mi fa ballare, sono rimasta inchiodata alla sedia. Nessuna donna africana si era alzata per partecipare. Ho rispettato quella che era una convenzione senza conoscerla e non mi sono mossa. Dopo una mezz'ora hanno iniziato anche loro, che ero già in procinto di andare via, giacca e borsa in mano, sulla porta. Allora ho posato tutto su una sedia e, senza pensarci su, ho raggiunto il gruppo danzante. Un ragazzo africano mi ha preso le mani e ha ballato con me e alla fine del pezzo mi ha detto, brava. Gli ho risposto grazie e me ne sono andata a dormire con un sorriso stampato in faccia.
Forse basterebbe mettersi in cerchio ad ascoltare tamburi.

27 maggio 2017

venerdì 26 maggio 2017

ANCORA SULLE PAROLE

Stavo pensando a quanto ho scritto alcuni giorni fa sulle parole, il linguaggio, la comunicazione, e anche su quanto ho scritto in passato sull'argomento e mi è venuta in mente una cosa. Probabilmente l'abbandonarsi acritico da parte di molti ad argomenti futili, al rimbalzare di pettegolezzi e vicende quotidiane e personali, alla ricerca di leggerezza, trascorrendo quindi la maggior parte del tempo in una sorta di ottusa e quieta inconsapevolezza, temendo ed evitando l'ascolto o la lettura di quanto metterebbe in discussione convinzioni e stili di vita, dev'essere un fenomeno istintivo legato alla sopravvivenza della specie. Una sorta di grooming collettivo che permette l'aggregazione, presupposto fondamentale per un ritmo riproduttivo soddisfacente e facilitazioni nel gestire la vita quotidiana, obiettivi difficili da raggiungere in una condizione di isolamento.

Interessarsi e mantenere desto l'interesse su argomenti apparentemente astratti e complessi, in cui è assente la narrazione di avvenimenti e vicende in modo tradizionale e facilmente riconducibile alle esperienze di ognuno, comporta uno sforzo e una dedizione non comuni. Implica una crescente difficoltà di comunicazione e comprensione con i propri simili, quindi un crescente isolamento che, appunto, non è funzionale alla sopravvivenza della specie. È comprensibile che la maggioranza delle persone segua la predisposizione a mantenere il linguaggio a un livello che consenta essenzialmente lo scambio di informazioni in funzione di un riconoscimento sociale e di un accudimento reciproco, lasciando fuori dalla porta tutto il resto. Inoltre troppa consapevolezza può condurre alla paralisi, all'inazione, addirittura a diventare metaforicamente autistici.

Credo però sempre nella forza degli spiriti liberi. Credo che, in altro modo, essi siano un ingrediente indispensabile alla sopravvivenza della specie, e confido nella loro assunzione di responsabilità tanto quanto nella loro capacità di reggere sia il peso di questa sia quello di non essere compresi e, peggio, di essere fraintesi.

mercoledì 24 maggio 2017

VACCINI E MIGRANTI

Premesso che, in linea generale e consapevole che non esista nulla che non comporti una percentuale di rischio, sono a favore dei vaccini, non posso fare a meno di esprimere un senso di fastidio provato alla notizia del recente decreto legge in materia di obbligo vaccinale per l’accesso a scuola.




In prima battuta, ascoltando di prima mattina alla radio i termini della faccenda elencati uno dietro l’altro, mi è subito venuto in mente quanto ben descritto nel libro Ausmerzen di Marco Paolini. Mi spaventa la facilità con cui si delega e ci si affida alle autorità costituite, contribuendo, immersi nel proprio individualismo, a cambiamenti sociali epocali senza essere consapevoli del significato delle proprie azioni. Con un’estraneità tale che diventa stupore quando poi ci si ritrova ad aver a che fare con un cambiamento avvenuto senza essersi resi conto di nulla mentre avveniva. Nello specifico del testo di Marco Paolini si racconta come sia stato possibile arrivare all'internamento in strutture mediche e religiose, e alla soppressione di migliaia di bambini portatori di handicap o patologie non in linea con i dettami dell’eugenetica, grazie alla connivenza con il regime, inizialmente inconsapevole, da parte dei medici di base e delle famiglie che di questi medici si fidavano. Diciamo che un brivido mi ha percorso la schiena. Per l’acquiescenza acritica prima ancora che per le possibili problematiche di salute legate alla messa in atto del provvedimento.

Secondo punto della questione. Nei giorni seguenti ho parlato con alcune madri non ancora al corrente della novità. Una reazione comune è stata la seguente: “Eh, però non è che si può andare avanti così, con questo buonismo senza limiti. Se permetti, mi girano i coglioni a dover perdere tempo per vaccinare mio figlio per colpa di questi delle barche che ci portano malattie che noi avevamo debellato!”

Il brivido lungo la schiena è diventato gelo nel cuore.

A parte tutte le doverose considerazioni, che qui tralascio, su un problema complesso quale quello di malattie, vaccini, leggi nazionali, obiezione di coscienza e tutto il resto, è agghiacciante la totale mancanza di empatia da parte di donne madri nei confronti di altre madri, migliaia, che arrivano a mettere a repentaglio la vita dei propri figli affrontando un’odissea di orrori. Illuse, persuase, imbrogliate, questo è un altro discorso. Non si tratta in ogni caso di una scelta, perché nessuno, nessuna madre, sceglierebbe volontariamente una simile strada, a meno di essere folle.


A beneficio di queste madri nostrane ecco il resoconto di una testimonianza raccolta da me personalmente.

Il suo nome è Mesa (se si scriva così, non so). Ha trentun anni. Un anno fa è arrivata in Libia dall'Eritrea con a seguito una figlia di circa dieci anni e un altro figlio in grembo al settimo mese. Il marito morto durante il viaggio. È stata fermata e condotta in un centro di detenzione dove è stata separata dalla figlia che non ha più rivisto. È rimasta al centro due mesi durante i quali è stata più volte brutalizzata (si vedono ancora i segni e dubito andranno mai via), ha visto morire altri prigionieri e, quando ha partorito, le hanno sottratto il figlio, dopodiché l’hanno venduta come schiava (il termine l’ho scelto io per riassumere mansioni e condizioni che Mesa mi ha elencato). Infine è stata salvata da un medico venuto a visitare un componente della famiglia che l’aveva comprata. Mosso a compassione dal pietoso stato in cui era ridotta, ha fatto in modo di portarla via e farla giungere in Italia presso amici che l’hanno accolta nel proprio nucleo famigliare.

Storie così sono la norma.


Tornando ai vaccini, a un giro di vite saremmo stati costretti comunque visto che una delle cause principali della recrudescenza di malattie non debellate ma ormai praticamente sotto controllo è dovuta all'aumento dei non vaccinati nei Paesi sviluppati. Tale tendenza ha determinato infatti l’abbassamento della copertura fino a livelli che non permettono più l’immunità di gregge. Fermo restando il mio disaccordo sulla modalità ‘cocktail’ per far prima. Modalità le cui conseguenze sfido qualsiasi medico a dimostrare non rischiose. E, ovviamente, mi riferisco a vaccini in senso stretto e non a farmaci definiti tali.


2017


p.s. 2021 E chi l’avrebbe mai immaginato quello che stiamo vivendo?