lunedì 4 maggio 2015

#EXPO 2015

Altro che un inno e un invito alla cooperazione tra culture e alla produzione e commercializzazione di prodotti di qualità, dove per qualità s'intende anche la sostenibilità del contributo umano e ambientale dell'intera filiera. L’Expo è la celebrazione di una dicotomia: il cibo (presumibilmente) buono, biologico e ogm free per chi ha i soldi e per tutti gli altri no: agricoltura e allevamento intensivi con le tecniche che tale produzione massiva implica, fitofarmaci, diserbanti, e ormoni come se piovesse, ingredienti scadenti e additivi poco salubri, grande distribuzione a prezzi popolari e camminare. Senza contare i costi esternalizzati a cascata: degrado del territorio, inquinamento delle acque, lavoro sottopagato, pessime condizioni di lavoro.
E i milioni di euro spesi per istallazioni pretenziose sono un’offesa alla fame presente in quei Paesi che tali totem vanno a glorificare.
Sono ben altri i passi da fare per realizzare ciò che gli spot di Expo decantano.


Altro che Black Block (infiltrati, figli di papà, o sinceramente arrabbiati che siano), manco un bombardamento intelligente potrebbe cambiare le sorti di un mondo che si vuole rigorosamente diviso in due. Dove quello che ancora di decente avanza non può essere certo distribuito a tutti.

28 aprile 2015




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martedì 28 aprile 2015

MONURIL E #CANDYCRUSHSAGA

Non frequento i forum di discussione: ci capito saltuariamente cercando informazioni su qualche prodotto. Non m’inserisco nelle conversazioni ma leggo gli interventi. Stamattina l’ho fatto perché cercavo precisazioni sulla posologia del Monuril. A parte la diffusa convinzione che non si tratti di un antibiotico ma di un disinfettante da prendersi associato ad altro antibiotico, per l’ennesima volta mi sono scontrata con un’inquietante, per la sua diffusione, non conoscenza della lingua italiana. E parlo di basi. Da pensare che certi errori vengano fatti apposta. L’ignoranza non è una colpa e un paio di righe fa ero tentata di scusarmi per quella che potrebbe essere interpretata come supponenza, ma non intendo farlo perché è grave e inquietante quello che vien fuori. Sa di analfabetismo. Sa di discriminazione. E se davvero il livello di scrittura è questo che incontro mentre leggo, come si può pretendere una comprensione di lettura da parte di queste persone?

I fiumi d’inchiostro, reale o virtuale, che ogni istante ci travolgono, e tra i quali dovremmo saper distinguere quelli d’acqua sana cui abbeverarci, per poterci districare e riuscire a capire qualcosa di ciò che accade attorno a noi, a cosa servono? Chi li legge? E cosa ne trae?

Gli ammennicoli elettronici, nostre nuove propaggini per l’interconnessione e la comunicazione, dunque solo per App, WathsApp, Onlineshop, e Candy Crush Saga? Induzione al quasi esclusivo utilizzo ludico di uno strumento altrimenti rivoluzionario, da richiamare alla mente Giovenale*. Anziché contribuire alla crescita intellettiva, arrivano a ottunderla anche in chi possiede una base culturale.

Come fanno queste persone ad avere una visione analitica dei fatti? Come fanno a distinguere tra una tesi e un’altra? A dare una valutazione sociale, economica, politica consapevole? Come faranno a cavarsela coloro che stanno crescendo con questi unici ridotti linguaggi?


*[…][populous] duas tantum anxius optat panem et circenses


24 aprile 2015



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domenica 26 aprile 2015

#CULTURA

"Ha cultura chi acquista coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri, ciò che da essi lo diversifica e ciò che ad essi lo unisce."
Angelo Tasca

mercoledì 22 aprile 2015

AFFONDA BARCONE DI MIGRANTI AL LARGO DELLA LIBIA: SI TEMONO 900 MORTI

L’articolo 10 della Costituzione italiana recita: “… Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. …”

E qui si va oltre le libertà democratiche: si tratta di vita o di morte.

Quello che sta accadendo in molte parti del mondo è assimilabile a un’enorme casa in fiamme. Chi avrebbe il cuore di intimare ad armi spiegate a chi ne fugge di non uscire all’esterno per salvarsi la vita?

…

Eppure.

La proposta di bloccare il flusso di migranti dalle coste libiche (o quelle di volta in volta ritenute da arginarsi) determinerebbe solo un cambiamento di rotte e diverse dinamiche di traffici di esseri umani ma non eliminerebbe questi viaggi disperati, solo li renderebbe più lunghi, complessi, e pericolosi.

Idem per l’accanimento contro i cosiddetti scafisti. L’ultimo gradino in basso di una scala. Su di esso si accalcano uomini miserabili e disgraziati. Spregiudicati senz’altro e ormai privi di scrupoli. Ma nulla di più. E, di certo, per ognuno che se ne arresti, molti altri sono già pronti a prendere posto.

Esistono solo due soluzioni.

La prima è mandare al diavolo ogni paranoia, prendere atto di una realtà per ovvi motivi irreversibile e destinata a consolidarsi, riconoscere di esserci tutti su un medesimo barcone, e decidere i modi migliori per un’integrazione tanto inevitabile quanto, a questo punto della nostra storia umana, auspicabile.

La seconda è fregarsene. Sarebbe la scelta più onesta. Più coerente con l’unica cosa che al dunque concretamente facciamo. Tante tante parole.

Tanto questi 900 da qui a un mese ce li saremo scordati esattamente come tutti gli altri. Sono soltanto numeri.

E se un giorno ci potremo camminare sopra, ci faremo una bella colata d’asfalto.


20 aprile 2015




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giovedì 9 aprile 2015

#COMUNICAREINPS

Non ho mai amato lamentare le disfunzioni dei servizi al pubblico perché si tende sempre a parlarne male trascurando ciò che invece funziona bene, solo che ci sono delle occasioni in cui la frustrazione ha la meglio.

Il primo disagio a metà gennaio nel tentativo di procedere alla richiesta del certificato ISEE (ora è tutto più veloce e pratico con l’accesso online tramite PIN, a parte il fatto che il sistema si blocca a ogni piè sospinto). Dopo alcuni pomeriggi di prove, stampo e compilo la domanda in formato cartaceo. Mi reco alla sede Inps dove scopro che esiste una postazione con computer a disposizione del cittadino che può così effettuare la procedura. Soltanto che non c’è assistenza. Il programma s’inceppa comunque e alla richiesta d’aiuto, rispondono che non sono in grado di fornirne: offrono semplicemente un pc a chi non ce l’ha. A quel punto tiro fuori il cartaceo ma mi dicono che tanto deve andare tutto a Roma e che loro non saprebbero come fare: deve essere tutto inviato online. L’andirivieni casa Inps si protrae per un po’, finché verso fine febbraio uno zelante impiegato di un patronato agricolo riesce a inoltrare la domanda. A oggi non sono ancora riuscita ad avere il certificato richiesto, in quanto l’accesso viene negato o s’interrompe dopo brevissimo.

Il secondo disagio stamane. Sono in malattia e ho necessità di comunicare che domani pomeriggio dovrò fare una visita specialistica nell’orario di reperibilità per visita fiscale. Mi è stato spiegato che è necessario contattare l’ufficio preposto alle visite fiscali un giorno prima e segnalare l’assenza. Cerco il numero e trovo quello dell’Asl, solo che mi rispondono che loro si occupano solo delle visite a dipendenti pubblici e che devo chiamare direttamente l’Inps di Viale della Rimembranza. Compongo il numero del centralino e mi risponde una voce registrata che mi offre varie opzioni tranne quella che mi serve. Provo comunque a digitare tutti i numeri suggeriti ma inesorabile la voce metallica si ripropone.

Vado sul sito Inps

http://www.inps.it/AgendaSedi/DatiSede.asp?D6=04V37V00V00

e leggo Malattia: comunicazione cambio reperibilità, non ho un fax e provo a inviare una mail ma cliccando sulla @ e mi si chiede di configurare la posta elettronica con outlook cosa che non ho intenzione di fare. Escludo l’invio tramite posta certificata non avendo una casella Pec. Potrei attivarne una per l’occasione ma non so quanto ci vuole e il tempo scorre veloce e, mentre ci penso, nel riquadro a sinistra leggo Funzione medico legale, clicco e trovo il nome di un medico con relativo numero telefonico. Sono ancora in tempo. È dalle 9.30 che faccio tentativi e sono solo le 11.40(!). L’ufficio chiude alle 12.00. Bene. Chiamo ma la linea cade immediatamente con strani versi. Riprovo più volte con il medesimo esito. Alla fine vado sulla Pec e trovo anche un indirizzo mail in chiaro. Quello della direzione Inps di Imperia.

Ho deciso: scrivo lì e incrocio le dita.

aprile 2015

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P.S. 2024 - Capita che rileggendo vecchi post per correggere refusi vari, m’imbatta in testi come questo e mi venga da sorridere pensando a come sono mutate le cose nel tempo intercorso. O, meglio, a come non sono mutate. Molta più tecnologia, diverse modalità di accesso alle aree riservate (scrivevo PIN e oggi scriverei Spid – tra parentesi in Europa lo abbiamo solo noi, idem per la Pec che da anni ho attivato e trovo molto utile), tante novità in generale ma le difficoltà non solo non sono diminuite ma sono più, come dire, sofisticate. Una volta tra telefonate, fax, un paio di raccomandate, qualche sfuriata e qualche “Mi faccia parlare con il responsabile!”, alla fine, in genere, la costanza pagava. Ora, invece, son muri di gomma. A parte il possedere i device necessari e saperli usare, a parte il conoscere le procedure telematiche, a parte il discorso della discriminazione degli analfabeti tecnologici, di molti anziani e via escludendo, a parte le normative cui praticamente ogni Regione norma in deroga, il succo è che non se ne viene fuori. Occupandomi di gestire pratiche burocratiche di sorta per mia madre, per il suo ex marito invalido, e per altre persone che o non possono o non sanno come fare, potrei scrivere un saggio ricco di esempi di situazioni surreali. E non è detto che non mi ci metta. Un esempio preso tra gli ultimi: per una pratica di aggravamento invalidità chiusa da pochi giorni, riscontrando che i dati anagrafici erano stati riportati in parte errati, l’unica possibilità sufficientemente celere per porre rimedio agli errori del responsabile Inps è stata rifare tutto daccapo, con tempo e spese annessi. Perché una volta chiusa la pratica non si può più intervenire sulla essa. Esisterebbero anche le possibilità di un ricorso in autotutela o di un ricorso al giudice ma, per ammissione di una responsabile Inps, i tempi sarebbero biblici, per cui il consiglio è stato: “La rifaccia che fa prima.”

domenica 5 aprile 2015

FANTASCIENZA

Questa sera ho seguito i programmi di Rai3: prima l’ultima puntata di ScalaMercalli, poi il Tg della notte. Per l’ennesima volta dubitare che stessero parlando dello stesso pianeta in cui vivo. In cui vive la maggior parte delle persone che conosco. Sono tutt’altro che all’oscuro di ciò che accade nel mondo, ma il susseguirsi di immagini, di parole, di volti… un’infinita umanità di diseredati. Come in quei film di fantascienza, scenari surreali e lotta per la sopravvivenza. Un parossismo di disperazione, come se l’eccezione fossimo noi.

E lo siamo, questo è il fatto.


4 aprile 2015