mercoledì 1 gennaio 2014

LA PIU' GRANDE TRAGEDIA DELL'UMANITA'

Il promo televisivo è efficace e convincente. In seconda serata un documentario a tutto tondo sul secondo conflitto mondiale, la più grande tragedia dell’umanità. In parecchie migliaia questa sera seguiremo l’approfondita trattazione dell’argomento, supportata da filmati e documenti. E, per l’ennesima volta, inorridiremo. Di fronte all’incoscienza dell’uomo e di fronte alla sua abiezione. 
Non si perde occasione per ripetere con indignazione l’atto d’accusa, per puntare l’indice e dichiarare, Non si può perdonare. Anniversari di eccidi, giorni della memoria, celebrazione delle vittime, ricerca dei colpevoli ancora impuniti. Documentari, film, sceneggiati, fiction, articoli, servizi radiofonici. 
La più grande tragedia dell’umanità. Di questo si è trattato. Mai più ci dovremo trovare ad affrontare una simile nefandezza. Una tale capillare assimilazione dell’orrore. Un saper così biecamente chiudere gli occhi, tappare le orecchie e il naso. E stare muti. Eppure. Questo ribadire perentorio che allora si è toccato il fondo, che allora è stato il peggio, che da quello che è stato abbiamo appreso e ora siamo migliori, l’eccessivo ripeterlo, lo sbattere in video quelle carni macilente e risucchiate, quei cumuli di corpi, a me arriva come monito subdolo. Plagiar le menti, che si convincano gli animi che quanto è accaduto, peggio non sia possibile. Che tutto l’orrore che ci accompagna, le centinaia di migliaia di morti nel mondo, i conflitti, i soprusi, gli eccidi, gli stupri di massa, le torture, le pulizie etniche, tutto quanto è nostro pane quotidiano, sia, al confronto, minore, trascurabile, passabile. 
Non è memoria ma ode all’oblio. 

novembre 2006 



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