Ho letto, su Internazionale n. 1018,
l’articolo di Revati Laul sulla condanna capitale degli stupratori
del 16/12/12 a New Delhi.
Sono contraria alla pena di morte. Non
porta da nessuna parte. E credo che molti comportamenti e atti
criminali siano causati da problematiche fisiche, masse che premono
zone del cervello che non dovrebbero premere, disfunzioni chimiche, e
credo che poter individuare ogni volta determinare le cause reali
(come in alcuni casi è già avvenuto) e restituire serenità alle
vittime, ai parenti delle vittime, e a chi tali comportamenti e atti
non avrebbe tenuto e compiuto se non fosse stato vittima di una
patologia, sarebbe una gran cosa. Non comminare pene in relazione al
reato ma poter valutare caso per caso.
E penso che, sempre e comunque, si
debbano mettere azioni, quindi cause, positive. Non vendetta, non
rancore, ma comprensione e capacità di accogliere. Ciò comporta uno
sforzo, un atto di volontà, un superamento del proprio personale
punto di vista, ma è questa l’unica strada che può portare a un
risultato positivo. Quindi sono d’accordo con l’autore
dell’articolo.
Ma so anche cosa significa essere
abusata e violentata. Lo so come bambina e lo so come donna. Quando
ho letto i dettagli dello stupro mi sono immaginata là distesa, ho
immaginato il dolore fisico straziante e il terrore, e ho pensato che
per esseri viventi in grado di compiere certi atti la chirurgia e la
chimica potrebbero solo portare ad annullarne totalmente le facoltà,
non certo a guarire. E che la morte sarebbe troppo poco. Dovrebbero
trascorrere il resto della vita in uno stato di eguale terrore e per
sempre. Dobbiamo una buona volta accettare che non bisogna sentirsi
in colpa nell’odiare chi arriva a tanto. Perché è quel genere di
rabbia che se non esce, resta dentro e scava, scava, corrode, e si
moltiplica e ci fa ammalare senza scampo. Fino a morire.
Conosco un uomo di 92 anni, ricoverato
in ospedale per una brutta bronchite. Trentotto anni fa iniziò ad
abusare della figliastra quando questa andava a trascorrere le
vacanze estive presso la madre, e lo stesso comportamento tenne con
altre bambine e con donne clienti del suo negozio. L’età e
l’avvenenza erano secondari. Il padre naturale della bambina per la
rabbia e il senso di impotenza iniziò a bere e si trasformò in
un’altra persona fino a lasciarsi morire a soli 48 anni. Anche alla
propria figlia piccolissima, abituata a dormire nel lettone dei
genitori, in assenza della madre, quell’uomo laido non risparmiò
toccamenti reciproci. L’aveva fatto anche con la figlia di primo
letto e con una nipote, e persino con la suocera. Raggiunta l’età
della pensione tenne corsi di disegno per i bambini del piccolo paese
in cui abitava senza che nessuno avesse il benché minimo sospetto di
chi fosse in realtà la persona a cui i figli venivano affidati. Anni
dopo, al momento del ricovero per la bronchite, la figlia del primo
matrimonio che, pur continuando a subire angherie, lo aveva cura
presso di sé, trovò tra le sue cose un elenco di nomi femminili. In
tale occasione si confrontò con la sorella più giovane di secondo
letto e scoprendo che questa da anni non parlava alla sorellastra,
perché secondo lei le accuse di questa erano frutto di fantasia,
avendo rimosso quanto lei stessa aveva subito in tenera età, le
disse di riprendere i contatti, che era tutto vero e che il loro
padre era una persona terribile. Pochi giorni dopo, questa donna,
ormai più che sessantenne, s’impiccò a un albero in campagna.
Nessuno disse all’uomo in ospedale dell’atto estremo della figlia
maggiore, nessuno gli disse proprio niente di niente. Troppo anziano
e malandato per un simile colpo! L’elenco di nomi come se non fosse
mai esistito. Ora quest’uomo sta per essere portato in un ricovero,
perché la figlia più giovane non ha modo di prendersene cura in
casa, e quando morirà al suo funerale ci sarà molta gente in lutto,
tra cui molti ex partigiani come lui. Se ne loderanno le imprese e le
qualità e tutto resterà sotto silenzio, e gli omicidi, se pur
indiretti che ha commesso, impuniti. E gli abusi come mai compiuti.
Di queste vicende tenute nascoste ce ne
sono tantissime, e tantissime sono le vite rovinate malamente, e che
uno stronzo simile la passi liscia mi fa ribollire il sangue.
E capisco chi vuole la testa di chi ha
sventrato quella ragazza.
Ottobre 2013
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