Mi consola sapere che la vita, anche se non la nostra vita, può prosperare in qualsiasi ambiente.
Ma il cambiamento è un'opzione sempre praticabile. Ancora praticabile.
Durante la rivoluzione del 9 dicembre 2013, a Imperia, è stato bloccato un carro funebre. Un gruppo di manifestanti irriducibili ha leso i diritti di qualcuno e ha quindi contaminato irrimediabilmente il senso della “rivoluzione”. Se tale in qualche modo vogliamo considerarla.
A distanza di giorni ho scoperto che il corpo nella cassa dentro al carro apparteneva a un individuo responsabile del fatto che la figlia maggiore si sia impiccata ad agosto.
Subito un moto di soddisfazione. Poi di frustrazione e vuoto. Perché, per quanto abbia voluto vederci un segno di giustizia divina, di giustizia non si è trattato e l'unica persona che ne ha patito è stata la figlia minore, sola ad accompagnare i resti del padre.
Rimando al post "Pena di morte" del 2 ottobre.
19 dicembre
Il promo televisivo è efficace e convincente. In seconda serata un documentario a tutto tondo sul secondo conflitto mondiale, la più grande tragedia dell’umanità. In parecchie migliaia questa sera seguiremo l’approfondita trattazione dell’argomento, supportata da filmati e documenti. E, per l’ennesima volta, inorridiremo. Di fronte all’incoscienza dell’uomo e di fronte alla sua abiezione.
Non si perde occasione per ripetere con indignazione l’atto d’accusa, per puntare l’indice e dichiarare, Non si può perdonare. Anniversari di eccidi, giorni della memoria, celebrazione delle vittime, ricerca dei colpevoli ancora impuniti. Documentari, film, sceneggiati, fiction, articoli, servizi radiofonici.
La più grande tragedia dell’umanità. Di questo si è trattato. Mai più ci dovremo trovare ad affrontare una simile nefandezza. Una tale capillare assimilazione dell’orrore. Chiudere gli occhi, tappare le orecchie e il naso. E stare muti. Eppure. Questo ribadire perentorio che allora si è toccato il fondo, che allora è stato il peggio, che da quello che è stato abbiamo appreso e siamo stati resi migliori, l’eccessivo ripeterlo, lo sbattere in video quelle carni macilente e risucchiate, quei cumuli di corpi, a me arriva come monito subdolo. Plagiar le menti, che si convincano gli animi che quanto è accaduto, peggio non sia possibile. Che tutto l’orrore che ci accompagna, le centinaia di migliaia di morti nel mondo, i conflitti, i soprusi, gli eccidi, gli stupri di massa, le torture, le pulizie etniche, tutto quanto è nostro pane quotidiano, sia, al confronto, minore, trascurabile, passabile.
Non è memoria ma ode all’oblio.