domenica 1 marzo 2026

INFANZIA - 123...STELLA!

I bambini non esistono più?

Due anni fa, avevo iniziato a scrivere di infanzia ma l’articolo era rimasto a metà. Per cause di forza maggiore e, soprattutto, per l’ampiezza e la complessità dell'argomento. Ora, invece, ho deciso di riprovarci, anche a rischio di non riuscire a scrivere in modo organico ed esaustivo, perché sta accadendo qualcosa che mi allarma e non mi piace.

Inizio a scrivere dopo essermi immersa nella lettura di contenuti d’ogni tipo attinenti al tema dell’infanzia ed essermi confrontata con diverse persone. Mamme e non mamme, insegnanti, studiosi, assistenti sociali, psicologi, nonché cosiddette persone comuni, di entrambi i sessi (uso ‘entrambi’ perché la lingua italiana lo consente e chi si ferma a contestare l’uso di tale parola può anche non procedere oltre) e di diverse estrazioni sociali e culturali.

Premetto, per non incorrere in accuse controproducenti che non farò l’elenco dei virtuosi, coloro che conservano un senso di sacralità nei confronti dei bambini, coloro che, nonostante come vanno le cose, nutrono una sincera speranza nel mettere al mondo dei figli. Insomma, darò maggior peso a quanto ho constatato averne percentualmente nelle risposte che mi sono state date.

I bambini non esistono più, non esiste più il riconoscimento della loro identità all’interno della compagine sociale. Se ne parla, certo, s’invoca il rispetto dei loro diritti, s’intende anteporre a tutto quanto il massimo interesse del minore, ma, a parte il sincero sentire di alcune, per fortuna ancora molte, persone che non ci dormono la notte al constatare la misura di maltrattamenti, abusi, sofferenze, strumentalizzazioni, privazioni che essi debbono subire, la realtà è che li si vuole trasformare in qualcosa d’altro per manlevarsi dalla responsabilità di una concreta tutela degli stessi.

Con la perdita del contesto tribale matriarcale anziani e infanti rappresentano due categorie sociali scomode e non funzionali. Riferendomi agli infanti, e vado in ordine sparso su quanto mi è stato detto, essi sono fastidiosi, hanno troppe esigenze, ti cambiano la vita, ti costringono a troppe rinunce. Però una donna non è donna se non fa un figlio, è incompleta, e allora ti tocca… Anche se, al giorno d’oggi, crescendo pretendono sempre di più, costano, vedono gli altri che hanno cose e le vogliono uguali anche loro... Però se non si fanno più figli chi le pagherà le pensioni? Chi andrà in guerra? Chi si prenderà cura di noi? Bisogna mettere un po’ tutto sul piatto della bilancia.

Insomma, gli si attribuisce una funzione sempre più utilitaristica.

Si inizia con il non sopportarli se sono nell’ombrellone a fianco, nello scompartimento del treno, al ristorante, ci s’indispone nei confronti di neogenitori che non parlano d’altro che della propria neonata progenie, e si finisce con il mangiarseli. Il salto logico pare un’iperbole in eccesso. Vuole esserlo, e si spera lo sia, se pur i fatti lasciano intendere si tratti di mera consequenzialità reale, per la quale si siano solo omessi i passaggi intermedi.

  

Ridacchiare

Sfiancata dal sentir dire tutto e il contrario di tutto a proposito dei file Epstein, ho deciso di scriverne.

Tempo di aprire una pagina bianca che qualcosa mi ha bloccato, costringendomi a rivedere l’impostazione che intendevo dare all’argomento.

Ho sentito ieri sera (10/02/26), ospite di Augias a La Torre di Babele, Michele Serra liquidare la faccenda di Epstein con una serie di definizioni quali: orgia e decadenza, raduni sessuali, corruttela dei costumi molto diffusa e transnazionale, club di maschi bianchi ricchi che cercano di concludere affari escludendo o occupando la politica, il tutto evitando o sorvolando sul possibile coinvolgimento di minori e bambini e relativi abusi di sorta. Le definizioni date sono indubbiamente corrette e condivisibili ma sono in odore di diplomazia. Quella diplomazia inopportuna che si adotta quando si teme di offendere qualcuno o, semplicemente, di venire poi smentito nel tempo da riscontri concreti. Insomma, non sia mai. Correre il rischio di essere bollato come complottista! D’accordo, però poi uno si deve fermare. Invece no. Il suo aggiungere di non invidiare chi deve leggersi i file, e chissà che noia, e un Augias che sottolinea, ridacchiando, ben due milioni di file e che conclude la trattazione dell’argomento considerando la faccenda come una versione un po’ più decadente delle ‘cene eleganti’ di italiana memoria, mi ha annichilito. Triste. Offensivo. Disarmante. Non so che termine scegliere. 

So che se si fosse trattato di uno dei tanti raccapriccianti fatti di cronaca che, senza soluzione di continuità, costellano le nostre giornate e raccontano dell’esistenza nell’animo umano di un desiderio di sopraffazione del debole, dell’indifeso, anche sangue del proprio sangue, i toni sarebbero stati gravi e preoccupati. Ci sarebbe stata espressione di partecipazione emotiva, di cordoglio, di urgenza a che le autorità seguissero l’iter necessario a far chiarezza. Un minore ucciso, abusato, torturato, denutrito, rinchiuso, quello che si vuole, un minore con nome e cognome, che abita in un luogo preciso, con una sua storia precisa, ecco, allora sì che l’eco mediatica si attiva. Sono cose che non devono succedere, sono sintomi di un forte disagio sociale, l’ennesima tragedia che si ripete secondo un copione noto. Colpevole, o colpevoli, il padre, la madre, i genitori, il fidanzato, il vicino di casa, il nonno, l'amico di famiglia, insomma un lungo elenco seguito dalle domande di rito. Perché? Cosa ha scatenato? Aveva turbe psichiche? Ha subito abusi a sua volta? Ci sono altre vittime che tacciono? I vicini non si sono mai accorti di niente?

Invece, di fronte alla faccenda di Epstein, il nulla. Pure la risatina.

Io vi dico, cari signori, che di fronte anche al solo sospetto di un’unica remota possibilità che anche un solo minore, uno solo, possa aver subito ciò di cui si parla, bisognerebbe avere un contegno diverso. Non dico empatia ma almeno contegno.

E lo dico anche a tutti i leoni da tastiera cui solo importa di aver ragione su qualcuno a prescindere, lo dico a tutti i giornalisti che domande non se ne pongono più da un pezzo, lo dico ai fantocci che adornano il cortiletto del potere e starnazzano, in questi giorni, di Sanremo e Olimpiadi.

Alle persone cosiddette comuni, dico che è sicuramente difficile anche soltanto prendere in considerazione la possibilità di certi abomini, lo so, fa venire i conati, è tutto talmente estremo da non poter essere vero, ma provate a immaginare i vostri figli coinvolti, prima di liquidare il tutto come impossibile.

Si vede sempre e solo una parte del tutto, e in genere è una piccola parte; dunque, se ciò che vediamo e sappiamo perché è agli onori della cronaca fa già inorridire, come possiamo escludere che si possano raggiungere abissi di depravazione? Come possiamo liquidare la faccenda dei file Epstein come una qualche manovra politica occulta per danneggiare/favorire uno o l’altro? Come operazioni messe in piedi da servizi segreti di un Paese o di un altro? Come possiamo asserire che i documenti e le immagini che stanno girando siano tutti manipolati? Lo so: non si riesce più a credere a quanto si vede o si ascolta perché con l’AI tutto è possibile, e sicuramente molti, alcuni per morbosità, altri ancora per i like, alcuni però certamente, ed erroneamente, convinti di aiutare la causa e favorire così un’indagine internazionale autentica e severa, manipolano e creano video e immagini ad hoc, ma, per favore, seguite l’istinto, il cuore, quello che è, e soprattutto non permettete che il dubbio che possa trattarsi di un’immensa montatura diventi alibi per la vostra coscienza, lasciapassare per la vostra quotidianità normale.

P.S. Nell’ultimo mese, ho notato, nei palinsesti di alcuni canali (Giallo, TopCrime, canale 20 Mediaset, Rai 4, Rai Movie), la presenza di film come Trafficked e, nelle serie poliziesche investigative la riproposta dei molti episodi dedicati ad abusi su minori, dalla tratta alle uccisioni con tutto quel che sta nel mezzo. Cavalcano l’onda? Vogliono sensibilizzare sul tema? Convincere gli scettici? Dire: “Noi è da tempo che cerchiamo di far capire che queste cose succedono.”? Appagare la morbosità di taluni spettatori?

 

Il Glovo della Carne

Parto dal passato, da quando, negli anni ’80, il problema del traffico di organi diventò una questione internazionale riconosciuta e, per un certo periodo, determinò un dibattito sulla questione e la condanna formale del commercio illegale e non etico (si sottintende che può esistere un commercio legale ed etico) di organi da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Si adottarono principi guida su donazione e trapianto nel 1991, affermando che gli organi umani non dovrebbero (non dovrebbero!) essere oggetto di transazione commerciale. Si parlava, e si scriveva, dei reni indiani. Poveracci che tanto con un rene solo sarebbero sopravvissuti. Si parlava, e si scriveva, di sparizioni misteriose di bambini, di vendite di bambini, di ordini di bambini, di bambini contenitori d’organi. Esattamente come sono esistiti i bambini vacciniferi: bambini che portavano oltreoceano i vaccini nel proprio sangue (Leggi “Il favoloso innesto” di Baroukh M. Assael ed. Laterza).

Si parlava, e si scriveva, anche di forme di tratta di schiavi che contemplavano bambini.

Si parlava, e si scriveva, di snuff movies, poi però riconosciuti come mito: una leggenda metropolitana dovuta allo sdoganamento, negli anni ‘70, di pellicole splatter e hardcore particolarmente violente (The Slaughter (1971), Cannibal Holocaust (1979), Videodrome (1983), Vacancy (2007). Un mito che si riferisce a pellicole di dominio pubblico e per le quali era stata fatta una campagna veramente efficace per convincere che qualcuno venisse ammazzato sul serio. La prima considerazione banale in merito è che quando si offre qualcosa sul mercato se non è per indurre una domanda, è per rispondere a una domanda esistente. In entrambi i casi c’è da rifletterci su. L’FBI indagò sul fenomeno ma niente. Sul DarkWeb si dice non esista nulla. Insomma, una fake ante litteram.

Eppure, verso la fine degli anni 2000, non ricordo con esattezza, mentre lavoravo a un articolo sulla pornografia online, ebbi l’occasione di accedere al DarkWeb* con l’aiuto di un amico nerd/hacker, e riuscii ad avere una sommaria panoramica dell’ambiente. A parte droghe e armi, l’offerta di materiale pedopornografico era, e sicuramente è ancora, assai ricca. Non approfondimmo nessun settore perché piuttosto complesso entrare nei vari siti e perché rischioso. Per quanto il mio amico fosse dotato di attrezzatura e programmi notevoli per far rimbalzare il proprio indirizzo IP, l’essere tracciati da parte di chi lavora nel DarkWeb è facile ed è meglio evitare. Di quella discesa negli abissi mi rimase impresso una sorta di banner che offriva servizi di ristorazione, tipo Glovo per intenderci, che non troppo velatamente lasciava intendere la possibilità di rifornire di qualsiasi tipo di cibo e carne. Carne di qualsiasi genere, nessuna esclusa. Come ci fermammo allora, mi fermo ora. L’ultima cosa che voglio è alimentare passaparola basati sul nulla. Forse era come la truffa del mattone.

Sempre per quell’articolo contattai anche un responsabile della Polizia Postale per rivolgergli, in pratica, un’unica domanda: Se era possibile che io cercando una foto di nudo integrale di un attore famoso (lo cercai apposta: stavo facendo esperimenti), nel giro di una decina di click mi ritrovassi a lato dello schermo dei banner con fotogrammi ‘pesanti’ che mi avrebbero portato a siti discutibili (ne scrissi in un vecchio articolo: You porn 1), perché la Polizia postale non interveniva? Purtroppo, senza il nulla osta da parte del Ministero, non gli fu possibile rispondere ad alcunché. Mi capitò, un paio di anni dopo, di conoscere altrove, a una cena, un altro responsabile della Polizia Postale e gli posi la medesima domanda. Mi diede delle risposte colloquiali e generiche che confermavano però ciò che pensavo: “Succede così dappertutto, s’ignorano i pesci piccoli per arrivare a pesci più grossi ma - specificò - mai i più grossi. Ci sono ma è indimostrabile. Come se non esistessero.” Molto chiaro.

Altro fatto, questo personale, che voglio raccontare per arrivare poi al dunque, risale a quando facevo le medie. Mio padre era un giocatore incallito e, a Torino, frequentava ambienti vari, dal bar Sport del caso a circoli privati, da incontri in casa di uno o dell’altro giocatore man mano conosciuti a ritrovi ‘particolari ed esclusivi’. Mio padre era una persona discutibile sotto molti aspetti ma una cosa gliela debbo riconoscere: non mi ha mai mentito. Anzi, è stato sempre fin troppo sincero. Accade che da un certo momento in poi, avevo circa 12 anni, mi tenne sotto sorveglianza stretta impedendomi qualsiasi cosa vi possa venire in mente. Mi era accaduto, alcuni anni prima mentre ero affidata ad altri parenti, un fatto molto grave e lui quando, in ritardo, ne venne a conoscenza, diede letteralmente, e giustamente, i numeri. Imprigionarmi fu per lui la strategia più efficace per proteggermi. Tornando al suo dirmi le cose come stavano, ci teneva infatti ad argomentare in modo razionale ogni sua decisione, mi raccontò che nel suo bazzicare certi ambienti torinesi si era trovato in situazioni da cui con difficoltà era riuscito a defilarsi senza destar sospetti. Mi disse: “Non hai idea di cosa possa succedere a bambini o ragazzini della tua età. Peggio di quello che è accaduto a te. Un giorno, forse, capirai. Per ora fidati di me: voglio solo proteggerti”. Nel frattempo aveva già iniziato a pianificare il nostro allontanamento da Torino per andare a stare in campagna, in provincia di Cuneo. Cosa che avvenne meno di due anni dopo.

Quello che oggi chiamano Dark Web, ieri si chiamava "circolo privato". La sostanza non cambia: bambini, o comunque minorenni, come oggetto di compravendita o affitto. Tratta ludica.

È dunque tutto fasullo quello di cui in questi giorni si sta parlando? Lo correreste voi il rischio? Io no. Andrei a fondo fino ad avere certezze. In un senso o nell’altro.

 

* Il deep web è la parte di Internet non indicizzata dai motori di ricerca, circa il 90% di tutto il contenuto di Internet. Tra i contenuti non indicizzati dai motori di ricerca (ma se si conosce l’indirizzo si può utilizzare un normale browser) finisce quasi paradossalmente tutto ciò che del Web usiamo più spesso: messaggi diretti, email, transazioni bancarie, finanziarie, dati aziendali protetti, ecc. Il dark web, invece, è una parte nascosta e criptata del deep web, circa il 6% del contenuto di Internet. Viene usato per attività per le quali è necessario proteggere la privacy (per comunicare tra dissidenti di un regime, così come per  comunicazioni tra delinquenti, insomma utile a chi serve), per gestione criptovalute, oppure per attività illegali (chirurgia grinder, sperimentazione, hacking, pedofilia, droga, armi, documenti falsi, farmaci, frodi varie). Tutto venuto fuori a seguito di operazioni di polizia terminate e rese pubbliche.

 

 Infanzia da reddito

Nei primi anni '90 collaborai come educatrice per una società privata tedesca, con base in Italia, che si occupava di gestire ragazzi minorenni tolti alle famiglie per vari motivi. La struttura gestiva dai sei ai dieci giovani, tra ragazzi e ragazze, e percepiva dallo Stato tedesco 5000 marchi al mese a ragazzo.

Facciamo conto che siano 6, quindi un’entrata di 30.000 marchi al mese. Questi ragazzi venivano alloggiati in stanze o roulotte e seguivano un percorso uguale per tutti che comprendeva il lavorare al restauro di un mulino da destinare ad accoglienza turistica. Gli si riconosceva una paghetta dai cento ai duecento marchi mensili che veniva elargita loro di volta in volta con piccole cifre per necessità personali, la cui necessità venisse però riconosciuta come tale dal responsabile del centro. Tra le altre cose il denaro ricevuto dalla Germania serviva per il loro nutrimento. Io, educatrice, ero anche responsabile della ‘cambusa’ e posso affermare che per nutrire mensilmente ragazzi, educatori e responsabili, si spendevano mensilmente circa 1000 marchi. Aggiungiamo 200 marchi di paghetta a ciascun ragazzo, per un totale di 1400 e la retribuzione degli educatori (uno a ragazzo) che, contributi inclusi, non arrivava a 10.000 marchi tra tutti. Arriviamo a un totale di 13.000. Ora mettiamoci utenze e costi vari (sanitari, trasporti, ecc.) e tenendosi veramente larghi altri 3000 marchi. In quanto attività di assistenza sociale, tutto esentasse in Germania. Minimo avanzavano 13/15.000 marchi al mese (barca a vela e purosangue). Questa per me è attività imprenditoriale, non assistenza. Il minorenne attraverso la retta mensile diventa una voce di bilancio.

E non entro nel merito né dei percorsi educativi né delle regole interne, tantomeno dello sfruttamento lavorativo per la ristrutturazione. Dopo meno di un anno ho dato il giro alla scrivania al responsabile del centro e l’ho denunciato alle autorità tedesche. Altre realtà analoghe erano più virtuose ma, di fatto, c’è poi stata una stretta dei cordoni della borsa statale e si è passati a 1000 marchi al mese per ragazzo. Gli ‘imprenditori’ del sistema hanno, uno alla volta, chiuso bottega.

In base a quest’esperienza personale mi sento autorizzata a ritenere che lo stesso meccanismo sia diffuso un po’ ovunque. L’espressione l’occasione fa l’uomo ladro ha la sua ragione d’esistere. Che siano bambini, ragazzi, migranti, donne, insomma qualsiasi gruppo di individui deboli o border line, l’affare è dietro l’angolo. Anzi si tratta proprio di holding miste. Un vero e proprio mercato, non saprei come altrimenti definire talune prassi. Quindi il non riconoscimento del bambino in quanto tale, cui mi riferivo all’inizio, procede e il bambino lo si fa diventare oggetto di transazione. Soprattutto se pensiamo a bustarelle e corruzione alimentati da una fame di genitorialità, oserei definire, indotta. So che ciò che sto scrivendo non è politicamente corretto ma per me vale sempre l’interesse del minore innanzitutto e, ahimè, sempre meno se ne tiene conto.

Pensate al sistema degli affidi: se una madre è eccessivamente povera, le portano via il figlio invece di aiutarla con qualche centinaio di euro. Ma se quel bambino va in affido, lo Stato paga.

Grosso modo, oltre a sostegni vari, supporto assistenti sociali, congedi lavorativi, con il recente adeguamento tariffe se prendo un bambino in affido ricevo un contributo economico che tradotto in soldoni ammonta mediamente a un 500 euro mensili. Con questo chiudo il discorso. Non c’è granché da aggiungere. Nel senso che, come specificatomi da responsabili del settore, purtroppo, ad esclusione dei casi legittimi di intervento, e cioè quando il minore non venga nutrito, lavato, vestito in maniera adeguata e contemporaneamente siano presenti violenze e abusi di sorta, spesso si vanno a colpire nuclei il cui problema principale è la povertà. Certo, ci possono anche essere tutti gli annessi di alcolismo e dipendenze varie (Gratta & Vinci, ultima ratio - benedetta dai Monopoli di Stato - dei disperati; video intrattenimenti virtuali vari e senza soluzione di continuità; droghe - ma costano di più ; psicofarmaci a gratis, ecc.) e, quindi, in alcuni casi legittimi tutela esterna, supervisione, aiuto e accompagnamento nel percorso, ma se il problema fosse solo economico, sarebbe facilmente risolvibile. Diamo il denaro alla madre, al padre, ai genitori, e lo risolviamo. Conosco personalmente situazioni drammatiche che un’iniezione di qualche cento euro al mese risolverebbe trasformandole in situazioni automaticamente serene. Perché non si aiutano direttamente, e veramente, i genitori a rimettersi in sesto? E non parlo di assegno unico ed elemosine varie. Ci sono famiglie che, per tracolli vari non imputabili a loro - perdita del lavoro, problemi di salute, assenza di famigliari su cui contare - si ritrovano a vivere in scantinati, garage, automobili. Non avendo contratto di locazione non possono fare Isee e senza Isee non possono accedere agli aiuti. Un corto circuito. Poi arriva qualcuno e risolve il problema togliendo la patria potestà. Con buona pace del trauma psichico del bambino. Perché, lo sappiamo bene, per un bambino che si sente amato qualsiasi luogo è casa. Non s’intende un bambino di contratti di locazione, Isee, bollette da pagare. Dunque, sovente, questo sistema di tutela del minore si trasforma in trauma anche maggiore quando non in un mercato. Lo affermo con tutto il rispetto per gli operatori seri e attenti che, per fortuna, ci sono.

 

 Piccoli adulti con responsabilità

E mentre li riduciamo a merce, li forziamo a diventare adulti precoci. Qualche accenno all’educazione sessuale infantile, di cui tanto si parla, è d’obbligo. Non intendo qui far cenno all’infinito discorso su cultura gender, cultura woke, et similia, perché di certi temi è necessario parlare con attenzione, chiarezza, e diffusamente, e non solo fare accenni equivocabili.

Torniamo all’infanzia.

Siamo animali e la sessualità, intesa in senso lato, esiste e alcune sue manifestazioni sono, appunto, precoci. Necessario dare a ogni cosa il suo proprio nome, non avere tabù, non giocare con i sensi di colpa, non procurarne, eccetera, eccetera, eccetera. Ma (ci vuole un grosso ma) la lettura delle linee guida europee sull’educazione sessuale nella prima e primissima infanzia (pdf in calce), nonché di altri testi, alcuni dei quali contestati e ritirati*, mi porta a sospettare una volontà di aprire l’ennesima finestra di Overton che potrebbe portare a un trasferimento definitivo di responsabilità sul minore.

Ho udito con le mie orecchie un avvocato chiamato a difendere un uomo di 60 anni accusato di molestie continuative su una bimba quando questa aveva tra i 6 e i 9 anni, consigliare il ritiro della denuncia perché la bimba all’epoca dei fatti girava per casa in pantaloncini corti, quindi l'uomo era stato provocato. Accadeva solo in estate quando la bimba andava a trascorrere le vacanze estive dalla madre. Il giudice ha anch’egli usato violenza sulla medesima bambina divenuta nel frattempo una ragazzina di dodici anni, con insistenti domande finalizzate a smascherare i tentativi di seduzione (sempre all’epoca dei fatti) perpetrati dalla bambina a danno dell’uomo accusato. Non riuscendoci ha concluso essere stato tutto frutto della fervida fantasia della piccola e ha assolto l’uomo. Le altre bambine coinvolte non si si sono presentate perché i rispettivi genitori non hanno voluto vedere infangata la reputazione della propria famiglia. 

Leggere frasi quali: “spiegate ai bambini che ci sono segreti buoni e segreti cattivi” e “se si resta in silenzio è come dire SÌ, quindi affinché non ci siano dubbi meglio dire No”, fa venire la pelle d’oca. Quale frase più comune per un abusatore, soprattutto se appartenente alla cerchia famigliare, di questa: “Stai tranquilla/o, non c’è niente di male, sarà il nostro piccolo segreto”? E poi, la vogliamo considerare la soggezione di un bambino in una situazione nuova, strana, senza riferimenti, di fronte a un adulto che nella migliore delle ipotesi blandisce con rassicurazioni di sorta, nelle peggiori, invece, minaccia di far del male, che so, alla madre se il bambino dirà qualcosa o al bambino stesso? E un bambino, in un simile contesto, dovrebbe fermare i “giochi” e dire un fermo e consapevole NO? Stiamo veramente chiedendo a un bambino di fermare un predatore con un diniego consapevole? Lo sta chiedendo lo stesso legislatore che poi fa le pulci al tono di voce con cui un adulto vittima di abusi ha detto NO all’abusatore?. E se non l’ha detto perché ‘congelato’ (freezing), allora vien fuori che gli andava pure bene. Ma per favore!

Tutto rema verso un approdo di deresponsabilizzazione di quelli che adulti, anche solo anagraficamente, lo sono. L’obiettivo è: i bambini sono bambini fino a un certo punto. Li si vuole mettere alla pari. Un percorso di trasformazioni giuridiche che condurrà a un LIBERI TUTTI.

Ci sono testi di educazione sessuale per la fascia 10-12 che esemplificano le procedure pre-coito anale. Libercoli per la medesima fascia d’età che, a proposito di rapporti con adulti, suggeriscono che un’eventuale assenza di piacere fisico o, addirittura(!), pensate, la presenza di disagio, dolore, tristezza, potrebbero essere segnali di abuso. Nell’antichità erano consueti i rapporti sessuali tra adulti e ragazzi molto giovani, non si discute, ma oggi visto che vantiamo un’evoluzione culturale e sociale, il discorso dovrebbe essere un po’ diverso. Come accadeva in antichità e in passato (anche per una speranza di vita molto più bassa), ancora oggi in alcune culture esistono le spose bambine ma nessuna prassi ha intrinseca una sua giustizia, né è giustificazione perché essa prassi venga ripresa e diffusa.

Ci sono poi diari per la scuola primaria in cui, andando a sfogliare con attenzione, si trovano, in forme diverse e ambigue, domande quali: “Ma sei proprio sicur* di essere un maschietto? Sei proprio sicur* di essere una femminuccia? Perché non provi a cambiare e vedere se ti piace di più…”

Ho sufficienti competenze di biologia animale per sapere che esistono decine di declinazioni di genere ma un conto è rispettare l’identità sessuale di un individuo, un conto è indurre insicurezza e dubbi in chi sta iniziando a costruirsi un’identità. Lasciare che natura faccia il proprio corso, no?

Qui si sta pisciando fuori dal vaso.

 

 *Nel settembre 2022, la ministra spagnola Irene Montero affermò in Commissione che i bambini hanno il diritto di conoscere il proprio corpo e che le relazioni sessuali basate sul consenso sono un diritto di tutti, inclusi i minori. Queste frasi furono interpretate dalle opposizioni (PP e Vox) come una "normalizzazione della pedofilia", scatenando una tempesta mediatica. Frasi decontestualizzate e utilizzo dei termini niños e niñas per riferirsi agli adolescenti. Comunque sia, ritengo che certi temi vadano trattati con un’inequivocabile proprietà di linguaggio. Perché sono testi e direttive in cui l’ambiguità la fa da padrona ed è un attimo a che ognuno interpreti a modo proprio.

Una polemica che ha riguardato anche la guida intitolata "La educación sexual de niños y niñas de 0 a 6 años" e altre analoghe, pubblicate e promosse da enti locali e ministeriali. In alcuni di questi testi si parlava di esplorazione corporea e "gioco sessuale" tra pari come tappe dello sviluppo. In diverse regioni, a seguito delle proteste di genitori e partiti conservatori, alcune di queste guide o specifici materiali didattici sono stati ritirati o ne è stata sospesa la distribuzione.

Linee guida europee educazione sessuale infantile

https://scuolalab.edu.ti.ch/temieprogetti/educazione_sessuale_nella_scuola/Documents/Documenti_riferimento/STANDARD-OMS.pdf

 

ETÀ 0-4 anni: - se l’esperienza non è bella non si deve SEMPRE accondiscendere

-mettere i bambini in grado di dire no, andare via(!), parlare con una persona di fiducia(!!)

 

 

 P.S. Ospitate nel 2025 presso il Parlamento Europeo, le opere dell’artista” svedese Lena Birgitta Cronqvist Tunström, in cui sono raffigurati dei bambini che fanno a pezzi altri bambini o li affogano, hanno suscitato scalpore e fatto partire un’interrogazione parlamentare. È stato osservato che l’artista svedese forse ha solo voluto svelare ciò che ogni giorno è celato ai nostri occhi ma che avviene, con tanto di benedizione delle istituzioni europee; avrebbe dunque mostrato plasticamente l’orientamento ideologico delle suddette istituzioni.

Ho osservato alcune immagini dei quadri incriminati e non ho visto adulti se non nei volti di alcuni neonati maltrattati. Gli adulti seviziatori sembrano invece bambini mal cresciuti. Le azioni che vedo gridano vendetta. Voi adulti ora ricevete ciò di cui siete colpevoli. Sbaglierò, non so granché dell’autrice se non che è stata definita ‘disturbata’, ma è comune nelle vittime immaginare che chi le ha abusate patisca la stessa sorte. Immaginare ruoli invertiti per elaborare e denunciare. Forse sbaglio.

 

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