È mai possibile, ogni volta che inizio a scrivere un pezzo, esser presa dall’ansia? Dal timore che la maggior parte dei possibili lettori si potrebbe fermare all’utilizzo del maschile omnicomprensivo e non procedere oltre nella lettura?
Primo: il genere grammaticale non ha
nulla a che fare con quello naturale. Nessuna identità individuale viene messa
in discussione. Stiamo sereni.
Secondo: il genere grammaticale maschile è
un genere non marcato: Franca e Giovanni sono usciti. Mia sorella ha tre figli –
se non specifico maschi vuol dire che possono essere maschi e femmine, se dico
che ha tre figlie è chiaro che ci sono solo femmine ( le rispettive identità/inclinazioni sessuali
sono completamente su un altro piano comunicativo) - Vado a cena da amici - se
non specifico amici maschi, intendo amici uomini e amiche donne - se scrivo a
cena da amiche, intendo che ci saranno solo donne. Potrei scrivere Vado a cena
da amici e amiche ma non andrebbe bene comunque. Le alternative sarebbero: Vado
a cena da amic* (e, perdonate, non ce la posso fare), Vado a cena da amicə oppure Vado a cena da amici, amiche, bisex, fluidi, gay,
... o, per far (prima) Vado a cena da amici e amiche e, forse, lgbtqia+,
così da non far torto a nessuno.
A parte le implicazioni informatiche per *
e quello fonetiche per ə, se anche uno si adattasse all’uso
scrivendo, poi come cavolo le si pronuncia parlando? Qualcuno ha proposto la U
ma non va bene nemmeno quella. Resta solo la soluzione di troncare le parole.
Mi viene in mente un’altra cosa: come ci
si rivolge a qualcuno che non si riconosce in nessuna categoria di genere? Con
il loro?
“Che piacere vedere loro (vederli non si
può dire)! È un sacco di tempo… Loro stanno bene? Loro quando sono arrivati? -
anzi, no - Loro quando sono arrivat?” Il problema subentra con frasi più
complesse e quindi con la necessità di usare articoli, aggettivi, participi
passati. E stiamo riflettendo sul fatto di rivolgerci a una persona sola. Ma se
sono in due o tre?
Qui non sto né mancando di rispetto né
prendendo in giro alcuno. Mi limito a sottolineare alcuni aspetti che vanno
dall’oggettiva difficoltà comunicativa alla discriminazione di chi vuole scrivere
un racconto in santa pace.
Le inclinazioni sessuali di ognuno sono un
affare principalmente privato, sicuramente da rispettare e non giudicare (un
paio di eccezioni, personalmente, io ce le metto), ma non devono trasformarsi
in tagliole per la lingua. Prima stavo scrivendo di essermi trovata in una
riunione con persone di entrambi i sessi e mi sono bloccata. Ho smesso di
scrivere perché entrambi i sessi non si può più dire.
Sfiancante.
Di esempi sull’assurdità di questa abbruttente
chirurgia estetica della grammatica e della lingua ce ne sono a iosa.
(es. la sentinella - attività
militare prevalentemente maschile - dovremmo trasformarla in il
sentinello? Poi, per coerenza, dovremmo anche rivedere l'uso del lei? Frasi
come: "Avvocato (avvocato uomo), Lei non crede che sarebbe meglio fermarci qui?
Glielo chiedo perché ieri in tribunale non l'ho vista convinto." non si potranno più
usare?)
Ecco, appunto, cerchiamo di evitare il
ridicolo.
Direi che il dirigismo linguistico
politicamente corretto potremmo lasciarlo all’ambito burocratico anagrafico, ai
social e ai messaggini ed esonerare la prosa nelle sue varie declinazioni.
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