lunedì 30 marzo 2015
#FAME
martedì 10 marzo 2015
UN FUTURO BELLISSIMO 1
Cammineremo su marciapiedi di piastrelle piezoelettriche. Le city car del Mit (l’Istituto di tecnologia del Massachusetts), si ricaricheranno mentre sono parcheggiate e non ci costerà questo carburante che avremo prodotto noi stessi passeggiando.
Le nostre case disporranno tutte della tecnologia che già esiste e che non viene prodotta e utilizzata in larga scala per la volontà criminale dei nostri governanti. Una tecnologia a consumi zero. E avremo ancora più confort di ora senza che nessuno dalla parte opposta del pianeta paghi per questo.
Vivremo in città intelligenti. Perché noi saremo intelligenti. Non produrremo più rifiuti. E avremo imparato a mangiare e mangeremo tutti. Ci ammaleremo di meno e non useremo veleni e tante multinazionali dovranno scendere a miti consigli o sparire per sempre.
I popoli saranno mescolati, ognuno con la propria storia e la propria cultura, ma con una comune visione di autentico amore e rispetto per la vita. E collaboreranno per amministrare e condurre le sorti di un pianeta condiviso, in cui tutte le specie viventi e la terra stessa saranno rispettati e godranno di diritti.
Ciò che a noi oggi pare impossibile sarà la norma.
E i figli dei figli dei nostri figli increduli studieranno di un passato con inceneritori, scorie radioattive, desertificazione, acque avvelenate, aria irrespirabile, estinzioni e foreste abbattute.
Un passato nell’anno del Signore 2000 e rotti, di gente che muore di fame e milioni di tonnellate di cibo destinate ad altri usi.
Si vergogneranno di noi. Ma saranno grati a tutti coloro che avranno fatto qualcosa per trasformarci in una civiltà evoluta.
lunedì 2 marzo 2015
#CONFLITTI BELLICI
Mi piaceva giocare a Risiko da ragazza, con mio padre. Alla lunga, però, le carte degli obiettivi le sapevamo a memoria, per cui lui s’ingegnò a scriverne degli altri su dei foglietti che incollò con cura coprendo quelli che ormai erano reciprocamente facilmente individuabili. Non ricordo come, aveva anche studiato un sistema per limitare l’incidenza della casualità dovuta all’uso dei dadi. Si era davvero sbizzarrito nello scrivere quei nuovi obiettivi. Conquistare catene di stati che partivano da un golfo per raggiungerne un altro attraverso tutti i continenti. Conquistare tutti gli stati che fossero uniti da un confine via mare, uno stretto, un canale. Conquistare tutti quelli con fiumi importanti, tutti quelli maggiori produttori di una certa risorsa (precisi e dettagliati elenchi stavano in mezzo al libretto con le regole del Risiko). Non era così facile a quel punto impostare la propria strategia bellica perché il fatto che il nemico occupasse certi territori non significava più che fossero quelli cui era principalmente interessato. Ma non era tanto questo a essere importante o rivelatore, quanto la sopravvenuta coscienza della complessità, delle diverse prospettive, e della necessità di saper veramente vedere.
Stasera leggo gli articoli conservati da giornali che come sempre non ho avuto il tempo di leggere. Ho preso l’atlante (ahimè del ’95) e l’ho sfogliato alla ricerca dei luoghi i cui nomi incontro durante la lettura. È così evidente cosa sta accadendo nel mondo e perché. E lo è altrettanto la forza del cambiamento in cui siamo immersi. È in atto una di quelle trasformazioni epocali nella storia dell’uomo la cui portata conosceranno i nostri figli e nipoti*.
Il punto non è capire che tutti i fatti che avvengono attorno a noi, e sempre più vicino, parlano di un’evidente questione di potere, dominio, risorse, supremazia culturale da una parte, e di disperazione, bisogno, e rabbia dall’altra, ma capire che questa corsa diffusa e spasmodica all’accaparramento e alla conquista, e in contemporanea il determinato e metodico innalzamento di muri, che siano di cemento, filo spinato o parole poco conta, ci sta dicendo che esiste un motivo ben preciso oltre a quelli ovvi di avidità e di potere per il potere. Un comun denominatore. Il filo rosso che dovremmo individuare se vogliamo comprendere gli avvenimenti.
Nel caso specifico, si tratta della comprovata trasformazione in atto del pianeta, della vita sul pianeta. A causa nostra in abbondante misura ma non solo. E chi può cerca di pararsi il posteriore per il maggior tempo possibile con qualunque mezzo a disposizione.
Febbraio 2015
(tutti i diritti riservati)
* 2023 - Una vista ce la stiamo già prendendo anche noi; procede tutto piuttosto rapidamente.