I bambini non esistono più?
Due anni fa, avevo iniziato a
scrivere di infanzia ma l’articolo era rimasto a metà. Per cause di forza
maggiore e, soprattutto, per l’ampiezza e la complessità dell'argomento. Ora, invece,
ho deciso di riprovarci, anche a rischio di non riuscire a scrivere in modo
organico ed esaustivo, perché sta accadendo qualcosa che mi allarma e non mi
piace.
Inizio a scrivere dopo essermi
immersa nella lettura di contenuti d’ogni tipo attinenti al tema dell’infanzia ed
essermi confrontata con diverse persone. Mamme e non mamme, insegnanti,
studiosi, assistenti sociali, psicologi, nonché cosiddette persone comuni, di
entrambi i sessi (uso ‘entrambi’ perché la lingua italiana lo consente e chi si
ferma a contestare l’uso di tale parola può anche non procedere oltre) e di
diverse estrazioni sociali e culturali.
Premetto, per non incorrere in
accuse controproducenti che non farò l’elenco dei virtuosi, coloro che
conservano un senso di sacralità nei confronti dei bambini, coloro che,
nonostante come vanno le cose, nutrono una sincera speranza nel mettere al mondo
dei figli. Insomma, darò maggior peso a quanto ho constatato averne
percentualmente nelle risposte che mi sono state date.
I bambini non esistono più, non
esiste più il riconoscimento della loro identità all’interno della compagine
sociale. Se ne parla, certo, s’invoca il rispetto dei loro diritti, s’intende
anteporre a tutto quanto il massimo interesse del minore, ma, a parte il
sincero sentire di alcune, per fortuna ancora molte, persone che non ci dormono
la notte al constatare la misura di maltrattamenti, abusi, sofferenze,
strumentalizzazioni, privazioni che essi debbono subire, la realtà è che li si vuole
trasformare in qualcosa d’altro per manlevarsi dalla responsabilità di una
concreta tutela degli stessi.
Con la perdita del contesto
tribale matriarcale anziani e infanti rappresentano due categorie sociali
scomode e non funzionali. Riferendomi agli infanti, e vado in ordine sparso su
quanto mi è stato detto, essi sono fastidiosi, hanno troppe esigenze, ti cambiano
la vita, ti costringono a troppe rinunce. Però una donna non è donna se non fa
un figlio, è incompleta, e allora ti tocca… Anche se, al giorno d’oggi,
crescendo pretendono sempre di più, costano, vedono gli altri che hanno cose e
le vogliono uguali anche loro... Però se non si fanno più figli chi le pagherà
le pensioni? Chi andrà in guerra? Chi si prenderà cura di noi? Bisogna mettere
un po’ tutto sul piatto della bilancia.
Insomma, gli si attribuisce una
funzione sempre più utilitaristica.
Si inizia con il non sopportarli
se sono nell’ombrellone a fianco, nello scompartimento del treno, al
ristorante, ci s’indispone nei confronti di neogenitori che non parlano d’altro
che della propria neonata progenie, e si finisce con il mangiarseli. Il salto
logico pare un’iperbole in eccesso. Vuole esserlo, e si spera lo sia, se pur i
fatti lasciano intendere si tratti di mera consequenzialità reale, per la quale
si siano solo omessi i passaggi intermedi.
Ridacchiare
Sfiancata dal sentir dire tutto e
il contrario di tutto a proposito dei file Epstein, ho deciso di scriverne.
Tempo di aprire una pagina bianca
che qualcosa mi ha bloccato, costringendomi a rivedere l’impostazione che
intendevo dare all’argomento.
Ho sentito ieri sera (10/02/26), ospite di Augias a La Torre di Babele, Michele Serra liquidare la faccenda di Epstein con una serie di definizioni quali: orgia e decadenza, raduni sessuali, corruttela dei costumi molto diffusa e transnazionale, club di maschi bianchi ricchi che cercano di concludere affari escludendo o occupando la politica, il tutto evitando o sorvolando sul possibile coinvolgimento di minori e bambini e relativi abusi di sorta. Le definizioni date sono indubbiamente corrette e condivisibili ma sono in odore di diplomazia. Quella diplomazia inopportuna che si adotta quando si teme di offendere qualcuno o, semplicemente, di venire poi smentito nel tempo da riscontri concreti. Insomma, non sia mai. Correre il rischio di essere bollato come complottista! D’accordo, però poi uno si deve fermare. Invece no. Il suo aggiungere di non invidiare chi deve leggersi i file, e chissà che noia, e un Augias che sottolinea, ridacchiando, ben due milioni di file e che conclude la trattazione dell’argomento considerando la faccenda come una versione un po’ più decadente delle ‘cene eleganti’ di italiana memoria, mi ha annichilito. Triste. Offensivo. Disarmante. Non so che termine scegliere.
So che se si fosse trattato
di uno dei tanti raccapriccianti fatti di cronaca che, senza soluzione di
continuità, costellano le nostre giornate e raccontano dell’esistenza
nell’animo umano di un desiderio di sopraffazione del debole, dell’indifeso,
anche sangue del proprio sangue, i toni sarebbero stati gravi e preoccupati. Ci
sarebbe stata espressione di partecipazione emotiva, di cordoglio, di urgenza a
che le autorità seguissero l’iter necessario a far chiarezza. Un minore ucciso,
abusato, torturato, denutrito, rinchiuso, quello che si vuole, un minore con
nome e cognome, che abita in un luogo preciso, con una sua storia precisa,
ecco, allora sì che l’eco mediatica si attiva. Sono cose che non devono
succedere, sono sintomi di un forte disagio sociale, l’ennesima tragedia che si
ripete secondo un copione noto. Colpevole, o colpevoli, il padre, la madre, i
genitori, il fidanzato, il vicino di casa, il nonno, l'amico di famiglia, insomma un lungo elenco
seguito dalle domande di rito. Perché? Cosa ha scatenato? Aveva turbe psichiche?
Ha subito abusi a sua volta? Ci sono altre vittime che tacciono? I vicini non
si sono mai accorti di niente?
Invece, di fronte alla faccenda
di Epstein, il nulla. Pure la risatina.
Io vi dico, cari signori, che di
fronte anche al solo sospetto di un’unica remota possibilità che anche un solo
minore, uno solo, possa aver subito ciò di cui si parla, bisognerebbe avere un
contegno diverso. Non dico empatia ma almeno contegno.
E lo dico anche a tutti i leoni
da tastiera cui solo importa di aver ragione su qualcuno a prescindere, lo dico
a tutti i giornalisti che domande non se ne pongono più da un pezzo, lo dico ai
fantocci che adornano il cortiletto del potere e starnazzano, in questi giorni,
di Sanremo e Olimpiadi.
Alle persone cosiddette comuni,
dico che è sicuramente difficile anche soltanto prendere in considerazione la
possibilità di certi abomini, lo so, fa venire i conati, è tutto
talmente estremo da non poter essere vero, ma provate a immaginare i vostri
figli coinvolti, prima di liquidare il tutto come impossibile.
Si vede sempre e solo una parte
del tutto, e in genere è una piccola parte; dunque, se ciò che vediamo e
sappiamo perché è agli onori della cronaca fa già inorridire, come possiamo
escludere che si possano raggiungere abissi di depravazione? Come possiamo
liquidare la faccenda dei file Epstein come una qualche manovra politica
occulta per danneggiare/favorire uno o l’altro? Come operazioni messe in piedi
da servizi segreti di un Paese o di un altro? Come possiamo asserire che i
documenti e le immagini che stanno girando siano tutti manipolati? Lo so: non
si riesce più a credere a quanto si vede o si ascolta perché con l’AI tutto è
possibile, e sicuramente molti, alcuni per morbosità, altri ancora per i like,
alcuni però certamente, ed erroneamente, convinti di aiutare la causa e favorire così un’indagine internazionale autentica e severa, manipolano e creano video e immagini ad
hoc, ma, per favore, seguite l’istinto, il cuore, quello che è, e soprattutto
non permettete che il dubbio che possa trattarsi di un’immensa montatura
diventi alibi per la vostra coscienza, lasciapassare per la vostra quotidianità
normale.
P.S. Nell’ultimo mese, ho notato, nei palinsesti di alcuni canali (Giallo, TopCrime, canale 20 Mediaset, Rai 4, Rai Movie), la presenza di film come Trafficked e, nelle serie poliziesche investigative la riproposta dei molti episodi dedicati ad abusi su minori, dalla tratta alle uccisioni con tutto quel che sta nel mezzo. Cavalcano l’onda? Vogliono sensibilizzare sul tema? Convincere gli scettici? Dire: “Noi è da tempo che cerchiamo di far capire che queste cose succedono.”? Appagare la morbosità di taluni spettatori?
Il Glovo della Carne
Parto dal passato, da quando,
negli anni ’80, il problema del traffico di organi diventò una questione
internazionale riconosciuta e, per un certo periodo, determinò un dibattito
sulla questione e la condanna formale del commercio illegale e non
etico (si sottintende che può esistere un commercio legale ed etico) di
organi da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Si adottarono
principi guida su donazione e trapianto nel 1991, affermando che gli organi
umani non dovrebbero (non dovrebbero!) essere oggetto di transazione
commerciale. Si parlava, e si scriveva, dei reni indiani. Poveracci che tanto
con un rene solo sarebbero sopravvissuti. Si parlava, e si scriveva, di
sparizioni misteriose di bambini, di vendite di bambini, di ordini di bambini,
di bambini contenitori d’organi. Esattamente come sono esistiti i bambini
vacciniferi: bambini che portavano oltreoceano i vaccini nel proprio sangue
(Leggi “Il favoloso innesto” di Baroukh M. Assael ed. Laterza).
Si parlava, e si scriveva, anche
di forme di tratta di schiavi che contemplavano bambini.
Si parlava, e si scriveva, di
snuff movies, poi però riconosciuti come mito: una leggenda metropolitana
dovuta allo sdoganamento, negli anni ‘70, di pellicole splatter e hardcore
particolarmente violente (The Slaughter (1971), Cannibal
Holocaust (1979), Videodrome (1983), Vacancy (2007). Un mito che si
riferisce a pellicole di dominio pubblico e per le quali era stata fatta una
campagna veramente efficace per convincere che qualcuno venisse ammazzato sul
serio. La prima considerazione banale in merito è che quando si offre qualcosa
sul mercato se non è per indurre una domanda, è per rispondere a una domanda
esistente. In entrambi i casi c’è da rifletterci su. L’FBI indagò sul fenomeno
ma niente. Sul DarkWeb si dice non esista nulla. Insomma, una fake ante
litteram.
Eppure, verso la fine degli anni
2000, non ricordo con esattezza, mentre lavoravo a un articolo sulla
pornografia online, ebbi l’occasione di accedere al DarkWeb* con l’aiuto di un
amico nerd/hacker, e riuscii ad avere una sommaria panoramica dell’ambiente. A
parte droghe e armi, l’offerta di materiale pedopornografico era, e sicuramente
è ancora, assai ricca. Non approfondimmo nessun settore perché piuttosto complesso
entrare nei vari siti e perché rischioso. Per quanto il mio amico fosse dotato
di attrezzatura e programmi notevoli per far rimbalzare il proprio indirizzo
IP, l’essere tracciati da parte di chi lavora nel DarkWeb è facile ed è meglio
evitare. Di quella discesa negli abissi mi rimase impresso una sorta di banner
che offriva servizi di ristorazione, tipo Glovo per intenderci, che non troppo
velatamente lasciava intendere la possibilità di rifornire di qualsiasi tipo di
cibo e carne. Carne di qualsiasi genere, nessuna esclusa. Come ci fermammo
allora, mi fermo ora. L’ultima cosa che voglio è alimentare passaparola basati
sul nulla. Forse era come la truffa del mattone.
Sempre per quell’articolo
contattai anche un responsabile della Polizia Postale per rivolgergli, in
pratica, un’unica domanda: Se era possibile che io cercando una foto di nudo
integrale di un attore famoso (lo cercai apposta: stavo facendo esperimenti),
nel giro di una decina di click mi ritrovassi a lato dello schermo dei banner
con fotogrammi ‘pesanti’ che mi avrebbero portato a siti discutibili (ne
scrissi in un vecchio articolo: You porn 1), perché la Polizia postale non
interveniva? Purtroppo, senza il nulla osta da parte del Ministero, non gli fu
possibile rispondere ad alcunché. Mi capitò, un paio di anni dopo, di conoscere
altrove, a una cena, un altro responsabile della Polizia Postale e gli posi la
medesima domanda. Mi diede delle risposte colloquiali e generiche che
confermavano però ciò che pensavo: “Succede così dappertutto, s’ignorano i
pesci piccoli per arrivare a pesci più grossi ma - specificò - mai i più
grossi. Ci sono ma è indimostrabile. Come se non esistessero.” Molto chiaro.
Altro fatto, questo personale,
che voglio raccontare per arrivare poi al dunque, risale a quando facevo le
medie. Mio padre era un giocatore incallito e, a Torino, frequentava ambienti
vari, dal bar Sport del caso a circoli privati, da incontri in casa di uno o
dell’altro giocatore man mano conosciuti a ritrovi ‘particolari ed esclusivi’.
Mio padre era una persona discutibile sotto molti aspetti ma una cosa gliela
debbo riconoscere: non mi ha mai mentito. Anzi, è stato sempre fin troppo
sincero. Accade che da un certo momento in poi, avevo circa 12 anni, mi tenne
sotto sorveglianza stretta impedendomi qualsiasi cosa vi possa venire in mente.
Mi era accaduto, alcuni anni prima mentre ero affidata ad altri parenti, un
fatto molto grave e lui quando, in ritardo, ne venne a conoscenza, diede
letteralmente, e giustamente, i numeri. Imprigionarmi fu per lui la strategia
più efficace per proteggermi. Tornando al suo dirmi le cose come stavano, ci
teneva infatti ad argomentare in modo razionale ogni sua decisione, mi raccontò
che nel suo bazzicare certi ambienti torinesi si era trovato in situazioni da
cui con difficoltà era riuscito a defilarsi senza destar sospetti. Mi disse:
“Non hai idea di cosa possa succedere a bambini o ragazzini della tua età.
Peggio di quello che è accaduto a te. Un giorno, forse, capirai. Per ora fidati
di me: voglio solo proteggerti”. Nel frattempo aveva già iniziato a pianificare
il nostro allontanamento da Torino per andare a stare in campagna, in provincia
di Cuneo. Cosa che avvenne meno di due anni dopo.
Quello che oggi chiamano Dark
Web, ieri si chiamava "circolo privato". La sostanza non cambia:
bambini, o comunque minorenni, come oggetto di compravendita o affitto. Tratta
ludica.
È dunque tutto fasullo quello di
cui in questi giorni si sta parlando? Lo correreste voi il rischio? Io no.
Andrei a fondo fino ad avere certezze. In un senso o nell’altro.
* Il deep web
è la parte di Internet non indicizzata dai motori di ricerca, circa
il 90% di tutto il contenuto di Internet. Tra i contenuti non indicizzati dai
motori di ricerca (ma se si conosce l’indirizzo si può utilizzare un normale
browser) finisce quasi paradossalmente tutto ciò che del Web usiamo più spesso:
messaggi diretti, email, transazioni bancarie, finanziarie, dati aziendali
protetti, ecc. Il dark web, invece, è una parte nascosta e
criptata del deep web, circa il 6% del contenuto di Internet. Viene
usato per attività per le quali è necessario proteggere la privacy (per comunicare
tra dissidenti di un regime, così come per comunicazioni tra
delinquenti, insomma utile a chi serve), per gestione criptovalute, oppure per
attività illegali (chirurgia grinder, sperimentazione, hacking, pedofilia,
droga, armi, documenti falsi, farmaci, frodi varie). Tutto venuto
fuori a seguito di operazioni di polizia terminate e rese pubbliche.
Nei primi anni '90 collaborai
come educatrice per una società privata tedesca, con base in Italia, che si
occupava di gestire ragazzi minorenni tolti alle famiglie per vari motivi. La
struttura gestiva dai sei ai dieci giovani, tra ragazzi e ragazze, e percepiva
dallo Stato tedesco 5000 marchi al mese a ragazzo.
Facciamo conto che siano 6,
quindi un’entrata di 30.000 marchi al mese. Questi ragazzi venivano alloggiati
in stanze o roulotte e seguivano un percorso uguale per tutti che comprendeva
il lavorare al restauro di un mulino da destinare ad accoglienza turistica. Gli
si riconosceva una paghetta dai cento ai duecento marchi mensili che veniva
elargita loro di volta in volta con piccole cifre per necessità personali, la
cui necessità venisse però riconosciuta come tale dal responsabile del centro.
Tra le altre cose il denaro ricevuto dalla Germania serviva per il loro
nutrimento. Io, educatrice, ero anche responsabile della ‘cambusa’ e posso
affermare che per nutrire mensilmente ragazzi, educatori e responsabili, si
spendevano mensilmente circa 1000 marchi. Aggiungiamo 200 marchi di paghetta a
ciascun ragazzo, per un totale di 1400 e la retribuzione degli educatori (uno a
ragazzo) che, contributi inclusi, non arrivava a 10.000 marchi tra tutti.
Arriviamo a un totale di 13.000. Ora mettiamoci utenze e costi vari (sanitari,
trasporti, ecc.) e tenendosi veramente larghi altri 3000 marchi. In quanto
attività di assistenza sociale, tutto esentasse in Germania. Minimo avanzavano 13/15.000
marchi al mese (barca a vela e purosangue). Questa per me è attività
imprenditoriale, non assistenza. Il minorenne attraverso la retta mensile
diventa una voce di bilancio.
E non entro nel merito né dei
percorsi educativi né delle regole interne, tantomeno dello sfruttamento
lavorativo per la ristrutturazione. Dopo meno di un anno ho dato il giro alla
scrivania al responsabile del centro e l’ho denunciato alle autorità tedesche.
Altre realtà analoghe erano più virtuose ma, di fatto, c’è poi stata una
stretta dei cordoni della borsa statale e si è passati a 1000 marchi al mese
per ragazzo. Gli ‘imprenditori’ del sistema hanno, uno alla volta, chiuso
bottega.
In base a quest’esperienza
personale mi sento autorizzata a ritenere che lo stesso meccanismo sia diffuso
un po’ ovunque. L’espressione l’occasione fa l’uomo ladro ha la sua
ragione d’esistere. Che siano bambini, ragazzi, migranti, donne, insomma
qualsiasi gruppo di individui deboli o border line, l’affare è dietro l’angolo.
Anzi si tratta proprio di holding miste. Un vero e proprio mercato, non saprei
come altrimenti definire talune prassi. Quindi il non riconoscimento del
bambino in quanto tale, cui mi riferivo all’inizio, procede e il bambino lo si
fa diventare oggetto di transazione. Soprattutto se pensiamo a bustarelle e
corruzione alimentati da una fame di genitorialità, oserei definire, indotta.
So che ciò che sto scrivendo non è politicamente corretto ma per me vale sempre
l’interesse del minore innanzitutto e, ahimè, sempre meno se ne tiene conto.
Pensate al sistema degli affidi:
se una madre è eccessivamente povera, le portano via il figlio invece di
aiutarla con qualche centinaio di euro. Ma se quel bambino va in affido, lo
Stato paga.
Grosso modo, oltre a sostegni
vari, supporto assistenti sociali, congedi lavorativi, con il recente
adeguamento tariffe se prendo un bambino in affido ricevo un contributo
economico che tradotto in soldoni ammonta mediamente a un 500 euro mensili. Con
questo chiudo il discorso. Non c’è granché da aggiungere. Nel senso che, come
specificatomi da responsabili del settore, purtroppo, ad esclusione dei casi
legittimi di intervento, e cioè quando il minore non venga nutrito, lavato,
vestito in maniera adeguata e contemporaneamente siano presenti violenze e
abusi di sorta, spesso si vanno a colpire nuclei il cui problema principale è
la povertà. Certo, ci possono anche essere tutti gli annessi di alcolismo e
dipendenze varie (Gratta & Vinci, ultima ratio - benedetta dai Monopoli di
Stato - dei disperati; video intrattenimenti virtuali vari e senza soluzione di
continuità; droghe - ma costano di più ; psicofarmaci a gratis, ecc.) e,
quindi, in alcuni casi legittimi tutela esterna, supervisione, aiuto e accompagnamento
nel percorso, ma se il problema fosse solo economico, sarebbe facilmente
risolvibile. Diamo il denaro alla madre, al padre, ai genitori, e lo
risolviamo. Conosco personalmente situazioni drammatiche che un’iniezione di
qualche cento euro al mese risolverebbe trasformandole in situazioni
automaticamente serene. Perché non si aiutano direttamente, e veramente, i
genitori a rimettersi in sesto? E non parlo di assegno unico ed elemosine varie.
Ci sono famiglie che, per tracolli vari non imputabili a loro - perdita del
lavoro, problemi di salute, assenza di famigliari su cui contare - si ritrovano
a vivere in scantinati, garage, automobili. Non avendo contratto di locazione
non possono fare Isee e senza Isee non possono accedere agli aiuti. Un corto
circuito. Poi arriva qualcuno e risolve il problema togliendo la patria
potestà. Con buona pace del trauma psichico del bambino. Perché, lo sappiamo
bene, per un bambino che si sente amato qualsiasi luogo è casa. Non s’intende
un bambino di contratti di locazione, Isee, bollette da pagare. Dunque,
sovente, questo sistema di tutela del minore si trasforma in trauma anche
maggiore quando non in un mercato. Lo affermo con tutto il rispetto per gli
operatori seri e attenti che, per fortuna, ci sono.
E mentre li riduciamo a merce, li
forziamo a diventare adulti precoci. Qualche accenno all’educazione sessuale
infantile, di cui tanto si parla, è d’obbligo. Non intendo qui far cenno all’infinito
discorso su cultura gender, cultura woke, et similia, perché di certi temi è
necessario parlare con attenzione, chiarezza, e diffusamente, e non solo fare
accenni equivocabili.
Torniamo all’infanzia.
Siamo animali e la sessualità,
intesa in senso lato, esiste e alcune sue manifestazioni sono, appunto,
precoci. Necessario dare a ogni cosa il suo proprio nome, non avere tabù, non
giocare con i sensi di colpa, non procurarne, eccetera, eccetera, eccetera. Ma
(ci vuole un grosso ma) la lettura delle linee guida europee sull’educazione
sessuale nella prima e primissima infanzia (pdf in calce), nonché di altri
testi, alcuni dei quali contestati e ritirati*, mi porta a sospettare una
volontà di aprire l’ennesima finestra di Overton che potrebbe portare a un
trasferimento definitivo di responsabilità sul minore.
Ho udito con le mie orecchie un
avvocato chiamato a difendere un uomo di 60 anni accusato di molestie
continuative su una bimba quando questa aveva tra i 6 e i 9 anni, consigliare
il ritiro della denuncia perché la bimba all’epoca dei fatti girava per casa in pantaloncini
corti, quindi l'uomo era stato provocato. Accadeva solo in estate quando la bimba
andava a trascorrere le vacanze estive dalla madre. Il giudice ha anch’egli
usato violenza sulla medesima bambina divenuta nel frattempo una ragazzina di
dodici anni, con insistenti domande finalizzate a smascherare i tentativi di
seduzione (sempre all’epoca dei fatti) perpetrati dalla bambina a danno
dell’uomo accusato. Non riuscendoci ha concluso essere stato tutto frutto
della fervida fantasia della piccola e ha assolto l’uomo. Le altre bambine
coinvolte non si si sono presentate perché i rispettivi genitori non hanno voluto vedere
infangata la reputazione della propria famiglia.
Leggere frasi quali: “spiegate
ai bambini che ci sono segreti buoni e segreti cattivi” e “se si resta in
silenzio è come dire SÌ, quindi affinché non ci siano dubbi meglio dire No”, fa
venire la pelle d’oca. Quale frase più comune per un abusatore, soprattutto se
appartenente alla cerchia famigliare, di questa: “Stai tranquilla/o, non c’è
niente di male, sarà il nostro piccolo segreto”? E poi, la vogliamo considerare
la soggezione di un bambino in una situazione nuova, strana, senza riferimenti,
di fronte a un adulto che nella migliore delle ipotesi blandisce con
rassicurazioni di sorta, nelle peggiori, invece, minaccia di far del male, che
so, alla madre se il bambino dirà qualcosa o al bambino stesso? E un bambino,
in un simile contesto, dovrebbe fermare i “giochi” e dire un fermo e
consapevole NO? Stiamo veramente chiedendo a un bambino di fermare un predatore
con un diniego consapevole? Lo sta chiedendo lo stesso legislatore che poi fa
le pulci al tono di voce con cui un adulto vittima di abusi ha detto NO all’abusatore?.
E se non l’ha detto perché ‘congelato’ (freezing), allora vien fuori che gli
andava pure bene. Ma per favore!
Tutto rema verso un approdo di
deresponsabilizzazione di quelli che adulti, anche solo anagraficamente, lo
sono. L’obiettivo è: i bambini sono bambini fino a un certo punto. Li si vuole
mettere alla pari. Un percorso di trasformazioni giuridiche che condurrà a un
LIBERI TUTTI.
Ci sono testi di educazione
sessuale per la fascia 10-12 che esemplificano le procedure pre-coito anale.
Libercoli per la medesima fascia d’età che, a proposito di rapporti con adulti,
suggeriscono che un’eventuale assenza di piacere fisico o, addirittura(!),
pensate, la presenza di disagio, dolore, tristezza, potrebbero essere segnali
di abuso. Nell’antichità erano consueti i rapporti sessuali tra adulti e
ragazzi molto giovani, non si discute, ma oggi visto che vantiamo un’evoluzione
culturale e sociale, il discorso dovrebbe essere un po’ diverso. Come accadeva
in antichità e in passato (anche per una speranza di vita molto più bassa),
ancora oggi in alcune culture esistono le spose bambine ma nessuna prassi ha
intrinseca una sua giustizia, né è giustificazione perché essa prassi venga
ripresa e diffusa.
Ci sono poi diari per la scuola
primaria in cui, andando a sfogliare con attenzione, si trovano, in forme
diverse e ambigue, domande quali: “Ma sei proprio sicur* di essere un
maschietto? Sei proprio sicur* di essere una femminuccia? Perché non provi a
cambiare e vedere se ti piace di più…”
Ho sufficienti competenze di
biologia animale per sapere che esistono decine di declinazioni di genere ma un
conto è rispettare l’identità sessuale di un individuo, un conto è indurre
insicurezza e dubbi in chi sta iniziando a costruirsi un’identità. Lasciare che
natura faccia il proprio corso, no?
Qui si sta pisciando fuori dal
vaso.
Una polemica che ha riguardato
anche la guida intitolata "La educación sexual de niños y niñas de 0
a 6 años" e altre analoghe, pubblicate e promosse da enti locali e
ministeriali. In alcuni di questi testi si parlava di esplorazione corporea e
"gioco sessuale" tra pari come tappe dello sviluppo. In diverse
regioni, a seguito delle proteste di genitori e partiti conservatori, alcune di
queste guide o specifici materiali didattici sono stati ritirati o ne è stata
sospesa la distribuzione.
Linee guida europee educazione
sessuale infantile
ETÀ
0-4 anni: - se l’esperienza non è bella non si deve SEMPRE accondiscendere
-mettere i bambini in grado di dire no, andare via(!),
parlare con una persona di fiducia(!!)











Ho osservato alcune immagini dei
quadri incriminati e non ho visto adulti se non nei volti di alcuni neonati
maltrattati. Gli adulti seviziatori sembrano invece bambini mal cresciuti. Le azioni
che vedo gridano vendetta. Voi adulti ora ricevete ciò di cui siete colpevoli.
Sbaglierò, non so granché dell’autrice se non che è stata definita
‘disturbata’, ma è comune nelle vittime immaginare che chi le ha abusate
patisca la stessa sorte. Immaginare ruoli invertiti per elaborare e denunciare.
Forse sbaglio.