Uno
braghette gialle, fisìco spesso
l'altro
magro tatuato
entrambi
cinquanta suonati
una
donna di poco più giovane
una
biondina sotto i trenta
il
figlio bambino del tipo tatuato
Man
bassa di ricci. Almeno li mangiano. A decine, con ostentazione. Noi
sì che siamo uomini veri che sanno sopravvivere nella natura.
Il
tipo in braghette ha tono e modi che manco Mussolini.
Dice
che nell'entroterra i paesi son tutti Cottolenghi. Si incociano tra
loro, dice, basta vedere sull'elenco del telefono. Gli stessi
cognomi. Han facce strette e brutte, dice.
Arriva
sulla riva una famiglia con sedie pieghevoli e armamentario completo
da ricreare un salotto.
Guarda
che spastici, dice.
Arriva
un'indiano che vende cocco. Non è simpatico e il cocco lo mette a
due euro al pezzo.
Il
tatuato, Dammi quattro pezzi, dice. Sarebbero otto euro. L'indiano
gliene chiede sei e aggiunge un ulteriore pezzo in omaggio per il
bambino che si sta divorando il primo.
Il
tatuato gli allunga tre euro e, in soldoni, gli intima di camminare.
Al venditore non sta bene e chiede il dovuto. Gli viene risposto che
deve ringraziare di prenderne tre. Allora l'indiano si riprende dal
bambino il pezzo dato in omaggio.
Il
tatuato gli urla ladro, lo minaccia, ti getto in mare, e gli va
contro con fare aggressivo. Quello retrocede. Se il tatuato lo
spinge quello si fracassa sugli scogli.
Il
molo è affollato. Nessuno interviene, tanto meno io. Per
incredulità. Per stanchezza.
Me
ne vergogno.
L'indiano
se ne va. Una signora lo trattiene e gli dà due euro come mia nonna
mi infilava complice qualche moneta in tasca per i dolciumi.
Bella
figura di merda, esordisco.
Il
tatuato si volta con l'espressione di chi ha trovato sostegno. Lo
deludo. Non alludevo all'indiano.
Spero
che almeno gli venga un solenne mal di pancia con tutti quei ricci.
Una
mezz'ora dopo, una donna sui quaranta e un bambino sui sette, otto
anni, arrivano in cima al molo. Sono tedeschi. Il figlio trova una
bottiglia di plastica tra gli scogli e la getta in mare.
La
madre lo riprende e gli intima di recuperarla, al punto da calarlo in
mare. Il bambino frigna, allora lei lo tira fuori e con un legno,
recuperato anch'esso tra gli scogli, riesce ad avvicinare la
bottiglia e prenderla.
Si
sa, i tedeschi sono avanti in queste cose, penso. Solo che la donna
getta la bottiglia esattamente nel punto in cui il figlio l'aveva
trovata.
Mi
alzo con flemma ieratica, passo sui piedi alla donna, mi chino,
allungo il braccio, raccolgo la bottiglia, la accartoccio, torno al
mio posto e la infilo nella borsa. Senza una parola.
Ma
come stai girata? Cosa ti dice il cervello? La capisci la gravità,
le capisci le implicazioni di questo tuo apparentemente banale e
insulso gesto del cazzo?
Considerato
che non ho il potere di farli sparire, l'unica opzione che resta è
che dobbiamo schiattare. Tutti. Con buona pace delle anime pure.
E
no, non sono tollerante.
21.08.2016