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venerdì 7 marzo 2014
SHOPPING E PSICHE
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martedì 4 marzo 2014
CEDO LE ARMI
È più una tentazione che una dichiarazione d’intenti, una domanda forse, cui non metto il punto interrogativo perché vorrei, anche se non ne vado certo fiera, fosse una risposta, anzi la risposta a un bisogno fisiologico.
Sono satura. Mi sono ridotta a sfogliare le pagine dei giornali e a scorrerne i titoli, senza più la determinazione a leggere, confrontare, capire. Perché qualsiasi luogo nel mondo uno possa nominare, a dire che ci sono conflitti in atto, che c’è ingiustizia sociale, che i diritti sono calpestati, che ci sono malesseri diffusi e crescenti, che ci sono soprusi, eccidi, sfruttamenti, devastazione, difficilmente si sbaglia. Luoghi e nomi si mescolano fino quasi a confondersi ed è una lotta impari quella dell’anima che vuole far fronte, che vuole sapere e conoscere, e tentare almeno di dar voce. Amore ed empatia servono a poco.
Cristo diceva che se si sfama anche un solo affamato o si veste un solo ignudo…bastasse veramente. Se ognuno lo facesse forse..., ma non è così.
Sì, la tentazione di ripiegarsi nella propria dimensione personale, che già fa acqua da tutte le parti, pare una salvezza, e questo la dice lunga.
Un profondo senso di fallimento. L’idea infantile, nel senso che risale all’infanzia, che il rendere una cosa brutta di dominio pubblico ne avvierebbe la risoluzione, ricondotta a ingenua illusione. Ridimensionare gli ideali con la coda tra le gambe. Un disincanto che morde la pancia. Ricordo che dicevo alla mia insegnante delle elementari: “Da grande denuncerò le ingiustizie – credevo che il diventate grandi mettesse automaticamente in condizione di poterlo fare – così le persone sapranno e faranno qualcosa per farle smettere!” Già, sapere uguale agire - o prendere posizione almeno - … fa sorridere ora il pensiero di averci creduto con tanta fiducia.
E quanto tempo si spreca disperdendo energie su più fronti. È come se nel passaggio da ragazzi ad adulti, ingannati dalla convinzione di avere la possibilità e la libertà di fare qualcosa, si vivesse a tempo indeterminato in uno stato di inconsapevole confusione. Il fatto è che si viene semplicemente liberati in recinti più grandi, anche molto più grandi, e i confini sono solo più difficili da riconoscere, e quando ci si riesce, in genere è trascorso molto tempo, spesso troppo, e le energie e l’entusiasmo sono già agli sgoccioli.
Marzo 2014
lunedì 3 marzo 2014
IN TRENO VERSO MONZA INSIEME A MIA NONNA
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